“Colophon” e “Occhi di marrone” di Iacopo Maccioni

a cura della redazione di Close-Up

Nel 2018, Occhi di marrone, intenso romanzo di Iacopo Maccioni, varcava le soglie del campo di concentramento di Terezín, nei pressi di Praga.
Non un campo qualsiasi, quindi, (per quanto aberrante possa essere un aggettivo come “qualsiasi” riferito alla specificità dei lager nazisti), ma un mondo a sé nella realtà frastagliata dell’universo concentrazionario. Piuttosto, un campo civetta. Il luogo in cui erano rinchiusi gli intellettuali e gli artisti, troppo noti al mondo per sparire così facilmente, senza destar sospetto, anche in tempi turbolenti come quelli di guerra.

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“Il Capitano e la Gloria” di Dave Eggers

“Se davvero noi crediamo che chiunque possa far carriera fino a diventare capitano dovremmo provarlo eleggendo la persona meno qualificata e meno rispettata su questa nave: un uomo che non ha mai fatto niente per nessun altro che se stesso, un uomo che ostenta un palpabile disdegno per tutti i capitani precedenti e non mostra proprio nessun rispetto per i costruttori della nave, la sua storia o qualunque cosa essa rappresenti.”

“Il Capitano e la Gloria” di Dave Eggers. Feltrinelli

“Prede” di Gabrielle Fiteau-Chiba

“Mi infilo un paio di calze pulite e una maglietta dall’odore accettabile sotto l’uniforme, dove si sono già ammucchiati parecchi peli di cane. Correte, alci: la stagione della caccia alla balestra comincia ufficialmente stamattina. Dov’è la mia cintura? Quelli che si sono appostati con l’arco imprecheranno nella barba a sentire le detonazioni che impauriscono gli animali, intimando loro di inerpicarsi sugli Appalachi fino al limite delle nevi.
I miei vestiti sballottolano al vento. È così bello un filo del bucato. Soprattutto quando regge solo l’essenziale, pieno di rattoppi, di una vita senza artifici.”

“Prede” di Gabrielle Fiteau-Chiba. Edizioni Lindau

“Motel Chronicles” di Sam Shepard

“L’Impala rossa scompare dietro a una siepe divisoria di Eucalipti Giganti. Il Pascolo è fradicio di pioggia. Non ho voglia di muovermi molto. Anzi, mi metterei a vivere in questo camion. Anzi, ci lascerei crescere l’erba attraverso le gomme…”

Se tu fossi ancora qui
Ti stringerei
Ti scuoterei per le ginocchia
Ti soffierei aria calda in entrambe le orecchie
[…]
Se tu fossi ancora qui
Strallerei via la tua paura
La lascerei ciondolare fuori di te
In lunghi strascichi
Spezzati di paura
Ti girerei
Di fronte al vento
Ti piegherei la schiena sul mio ginocchio
Ti morderei la nuca
Fino a farti aprire la bocca a questa vita

“Motel Chronicles” di Sam Shepard. Il Saggiatore Edizioni

“Se mi porti con te” di Marisa Cecchetti: invito alla resistenza attraverso l’attaccamento alla bellezza del vivere

a cura della redazione di Alleo.it

Una copertina che sa di teatro: una maschera nuda, “ferita” da linee che spezzano il colore rosso pompeiano di un immaginario sipario, lacrima una sua trasfigurazione sospesa. È questa l’acrobazia grafica, bellissima e ricca di significati, che apre e racchiude Se mi porti con te, una silloge poetica di Marisa Cecchetti.
Sono 27 liriche che raccontano il pietrificarsi della vita sotto il gelo del Covid che ancora paralizza la nostra esistenza, il lento inesorabile debraille che corrode e corrompe il nostro habitat spirituale e mentale. Un bombardamento di meteore sulle nostre coscienze.

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