“Quel dolce nome” di Mario Schiani: una scrittura che ha l’eco della letteratura antica

dalla redazione di Satisfiction.eu – A cura di Gianpaolo Serino

Una scrittura che ha l’eco della letteratura antica, aulica ma non leziosa; un romanzo che ha il Diavolo come protagonista in uno dei rarissimi casi nel quale non è l’orrore a spaventarci – non si tratta di un thriller metafisico – perché all’orrore ci siamo abituati sminuendolo cambiando una vocale pur di trasformarlo in un errore. Una illusione che è diventato il nostro pane quotidiano e che Mario Schiani ci racconta nel romanzo Quel dolce nome (edito dalla piccola quanto eccellente nuova casa editrice Giovane Holden, pagg. 240, euro 14): un libro che è una radiografia, non solo perché per lo più ambientato tra le corsie di un ospedale, sul nostro quotidiano.

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“Io non credo ai fantasmi” di Franco Sorba: una scrittura devastante

a cura della redazione di Close-Up

Possiamo far rientrare questo libro in moltissime categorie, questo è di sicuro un giallo, un thriller, un romance non smielato, un romanzo di formazione e credo che possa rientrare anche nell’urban fantasy. La trama è chiara: Cora, la protagonista, perde la vista per un incidente, un fortuito decesso le fa trovare una donatrice di occhi, l’intervento va a buon fine e la nostra eroina ritrova il senso perduto insieme ad uno nuovo, riesce a vedere i fantasmi, l’evento la scuote ma non la spaventa e presto lei si abitua alla situazione.

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“Colophon” e “Occhi di marrone” di Iacopo Maccioni

a cura della redazione di Close-Up

Nel 2018, Occhi di marrone, intenso romanzo di Iacopo Maccioni, varcava le soglie del campo di concentramento di Terezín, nei pressi di Praga.
Non un campo qualsiasi, quindi, (per quanto aberrante possa essere un aggettivo come “qualsiasi” riferito alla specificità dei lager nazisti), ma un mondo a sé nella realtà frastagliata dell’universo concentrazionario. Piuttosto, un campo civetta. Il luogo in cui erano rinchiusi gli intellettuali e gli artisti, troppo noti al mondo per sparire così facilmente, senza destar sospetto, anche in tempi turbolenti come quelli di guerra.

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