La cometa della Natività è davvero esistita?

In realtà le Sacre Scritture non parlano di comete. Soltanto Matteo (II, 1-2) fa cenno a una stella che, sorgendo e innalzandosi fin sopra il luogo dove nacque Gesù, avrebbe indicato così la via ai Magi. C’è chi dice che la coda fu aggiunta a partire dal XII secolo, quando Giotto rimase affascinato dalla cometa di Halley e la dipinse nell’azzurro della cappella degli Scrovegni, proprio sopra il tetto della capanna. In seguito si è provato a identificarla con la stessa Halley, apparsa nel nostro emisfero nell’ottobre del 12 a.C., o con un’altra misteriosa cometa senza nome che le cronache cinesi menzionano intorno al 4 a.C. Ma in fin dei conti, poco importa se il cielo della notte del 24 dicembre anno zero fosse effettivamente più brillante del solito: nessuna delle statuette del vostro presepe si perderà nell’ostinazione di sterili calcoli, la luce che interessa loro si è già fatta uomo.

Perché facciamo il gesto delle corna?

Un segno così universale pare fosse già in voga nel Neolitico, quando potrebbe aver simboleggiato i crescenti lunari: ecco in una sola mano le due fasi della dea della fecondità, come a dire: “Io sono la Vita, a prova persino di morte!”. C’è poi chi dice che vada ricercato nella scappatella amorosa di Pasifae, la regina cretese sposa di Minosse che si concesse al toro mandato da Zeus. Ecco che, per ricordare al povero re di Creta la ’fedeltà’ della moglie, gli abitanti dell’isola inforcavano così il cielo non appena lo incontravano… Ma i suoi significati sono molteplici e possono andare al di là dello scongiuro o dell’infamia coniugale. Il gesto degli hippy aggiungerebbe il terzo dito per rimandare al linguaggio dei segni e dichiarare ’amore’; in Texas invece, i tifosi della squadra di football dei Longhorns incitano i propri beniamini con le due dita alzate e gridando: “Hook’em, Horns!” Incornateli, ragazzi!