Piacere. Questo è il mio curriculum!

“Voglio un lavoro ben pagato. Non ho immaginazione, sono asociale, senza fantasia e priva di talento.”

di Marco Palagi

Avete una probabilità su un milione che qualcuno vi contatti per un lavoro se, come una ragazza di Stoccolma ha realmente fatto, pubblicate un annuncio del genere. Sebbene lei sia stata la milionesima, ci sono dei basilari e semplici accorgimenti che potreste adottare quando vi presentate per un colloquio di lavoro, in tempi in cui già ottenere un incontro è un gran privilegio.

  1. L’attesa. Vi trovate nell’atrio dell’azienda in attesa, ci sono sedie, poltrone, riviste e un distributore di caffè. Rimanete in piedi, sebbene vi invitino a mettervi comodi, ponetevi in una posizione che denoti sicurezza (mani congiunte dietro la schiena) e aspettate. Lasciate cappotti o altro che non sia il vostro curriculum o portfolio all’ingresso.
  2. L’entrata. Vi chiamano, il capo o il responsabile risorse umane è pronto per voi. Le grandi aziende spesso hanno anche una persona che rimane sempre in silenzio e valuterà il vostro linguaggio del corpo e l’atteggiamento che avrete in quei brevi minuti di colloquio: tranquilli, non morde. Per questo entrate decisi dentro l’ufficio e dirigetevi verso chi vi aspetta.
  3. La prima impressione e l’approccio. Posate il curriculum e sedetevi. Palmo dritto e stringete la mano con la stessa forza dell’altro. Non parlate mai per più di trenta secondi per volta, non deve essere un vostro monologo e non raccontate la vostra vita. Ogni tanto, soprattutto all’inizio, ripetete il nome del capo tipo: “La ringrazio sig. Rossi dell’opportunità…” oppure “La mia esperienza, sig. Rossi, in questo settore…”
  4. Seduti! La sedia su cui siete seduti sarà sicuramente più bassa di quella dell’interlocutore e non orientabile. Sistematevi a circa 45° rispetto a quest’ultimo spostando il corpo. Evitate di sedervi su divani, dove sprofondereste, o su poltrone in pelle umana come quelle dei film di Fantozzi. Sulla sedia non rimanete sul bordo, dareste l’impressione di volervene andare il prima possibile perché vi sentite a disagio.
  5. I movimenti e i gesti. Non gesticolate in modo eccessivo, se proprio dovete fate movimenti chiari e semplici, che rispecchino ciò di cui state parlando. Come tra innamorati, se necessario e se non siete convinti che possiate piacergli, imitate sempre la gestualità e le espressioni dell’altro come pappagalli, senza esagerare.
  6. A distanza. Dopo la stretta di mano e quindi il contatto e la distanza ravvicinata, allontanatevi. Rispettate lo spazio personale. Se il colloquio lo tiene una donna non gradirà uomini troppo invadenti e si allontanerà, se lo tiene un uomo per lui sarà naturale accostarsi maggiormente alle donne. Meglio comunque lasciare che sia l’interlocutore ad avvicinarsi.
  7. È l’ora di andare. Il colloquio è finito, raccogliete il curriculum o portfolio o quant’altro avete portato con voi, stringete la mano e uscite, sempre con passo svelto e sicuro. Se la porta era chiusa, richiudetela. Per gli uomini: controllate scarpe e vestito quando uscite di casa perché saranno l’ultima cosa che vedranno ed è meglio che siano puliti e stirati; per le donne: è probabile che vi squadrino il sedere, l’uomo per… lo sapete perché e la donna per gelosia o disprezzo quindi, prima di uscire, voltatevi e lasciate che sia il vostro sorriso l’ultima cosa che ricorderanno. E in bocca al lupo!

Le bugie hanno le gambe corte

Povero Pinocchio! Povero burattino: è l’esempio negativo per tutti i bambini che devono imparare a essere sinceri e ’Sindrome di Pinocchio’ è definita la ’malattia’ che porta anche gli adulti a incatenarsi a una vita così piena di bugie da rendere impossibile la sincerità. Eppure Pinocchio dice poche, pochissime bugie. E solo in due casi il naso gli si allunga. Pinocchio non è, dunque, un bugiardo matricolato; è piuttosto un ragazzino che compie tutte le marachelle prevedibili: disobbedisce, non studia, segue le cattive compagnie e dice anche le bugie. In realtà è molto più grave la colpa di tradire la fiducia di Geppetto, ma non è questo che spaventa le mamme e i papà propensi piuttosto a raccomandare: “Non dire le bugie che ti si allunga il naso come a Pinocchio!” Le bugie, insomma, non vanno dette per evitare la vergogna di essere scoperti. Un’impostazione educativa scorretta che ha portato più di un critico a osservare che ai bambini si proibisce la bugia proprio attraverso una minaccia bugiarda: qualcuno ha mai visto un naso crescere per un motivo che non sia un banale raffreddore?

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La mia zona intima…

A chi permettiamo di invadere il nostro spazio personale?
Scopriamo insieme le distanze che ci separano dal prossimo

  • Zona intima, di 15-46 cm
    Vi hanno accesso parenti e amici stretti o chi fa avance sessuali. Attenzione all’invasione da parte di persone aggressive. La zona che difendiamo come se fosse nostra. Entro i 15 cm c’è la zona intima ristretta, solo per i contatti fisici più personali.
  • Zona personale, di 46-122 cm
    La distanza che teniamo rispetto agli altri alle feste, in ufficio, agli aperitivi, agli incontri con gli amici.
  • Zona sociale, di 122-360 cm
    La distanza a cui teniamo gli estranei, dal muratore all’elettricista, dal postino alla commessa del negozio di abbigliamento e comunque da tutte le persone che conosciamo ma non così bene.
  • Zona pubblica, da 360 cm in poi
    Quando siamo in mezzo a un folto gruppo di persone questa è la distanza che teniamo, quindi in presenza di completi estranei.

A quante persone permettete di entrare nella vostra zona intima?
Non siate maliziosi, il Kâma Sûtra non c’entra niente. Anche l’uomo, come gli animali, difende il proprio territorio e i propri spazi personali e ne ha di diversi tipi. Ciascun individuo ha un territorio che lo circonda di sua proprietà e comprende la zona attorno ai suoi beni più o meno preziosi, per esempio la casa, la camera da letto, l’auto, la donna/l’uomo che ama.
L’antropologo americano Hall è stato uno dei primi a studiare la prossemica, una nuova disciplina fondata da lui stesso negli anni Sessanta, e ha classificato quattro zone spaziali, di cui un individuo è consapevole sin dai dodici anni di età. Tenete conto che le distanze indicate si riducono tra due donne e aumentano tra due uomini, questo a dire che i maschietti non amano troppo le persone appiccicose, e cambiano da paese a paese.

Indovina chi mente a cena

In mezzo a cotechini e cotillon scopriamo chi tradisce il marito,
chi ha preso un brutto voto e chi ha perso il lavoro…

di Marco Palagi

È tempo di feste! Tra Natale, Capodanno ed Epifania ci ritroveremo spesso con le gambe sotto un tavolino a consumare pranzi natalizi e cene dalle molteplici portate. Ma questa è la parte piacevole dello stare insieme in famiglia. La parte più spiacevole potrebbe verificarsi se, facendo attenzione a espressioni e movimenti, ci accorgessimo che nostro cognato tradisce la sorella che vediamo due volte l’anno oppure se dovessimo sforzarci di tenere all’oscuro gli altri commensali che abbiamo perso il lavoro e siamo in un mare di guai.
Volti e movimenti non esprimono parole ad alta voce, ma possono darci segnali di qualcosa che non va. Questi segnali, mentre state tutti consumando un pasto in famiglia, potete trovarli quando…

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