In pellegrinaggio nel Tempio dell’amore

Non c’è tradizione del Kâma Sûtra che non sia arricchita da immagini tratte dai templi indiani di Khajuraho. Un esempio unico e per certi versi inimitabile dell’arte e dell’architettura religiosa indiana. Nel iv o v secolo Vatsyayana compilò, sulla base delle esperienze vissute dalle cortigiane templari, il celebre Trattato del desiderio induista. Le regole dettagliate suggerite da quest’opera che si propone di insegnare a far bene l’amore sono la didascalia ideale per le immagini delle sculture erotiche che adornano le pareti esterne dei templi di Khajuraho: figure di uomini e donne si fondono e intrecciano con movenze curiose e affascinanti.

Khajuraho è un piccolo villaggio rurale che appartiene allo stato centrosettentrionale del Madhya Pradesh. La sua fama dovuta proprio ai templi in pietra, ventidue in tutto (in origine erano oltre ottantacinque), costruiti intorno all’anno mille. A Khajuraho c’è un tempio per ogni cosa: divinità solari, animali sacri, storie mitologiche. Ma anche per le rappresentazioni della spiritualità dell’epoca (musica, danza, caccia, celebrazioni) e delle emozioni umane (paura, dubbio, gelosia, amore, passione ed erotismo). Eretti su alte piattaforme, i templi si ergono verso l’alto con guglie in pietra ricoperte di fregi e di complicate strutture.

Le posizioni dell’amore induista.
Alcuni particolari delle sculture che adornano le pareti dei ventidue templi di Khajuraho. Le posizioni erotiche assunte da uomini e donne sono state riprodotte per illustrare il Kâma Sûtra, il trattato dell’amore compilato da Vatasyayana tra il IV e il V secolo.

Ad affascinare il turista sono soprattutto le bellissime decorazioni del periodo dei Chandela (una dinastia che sopravvisse per cinque secoli prima di soccombere con l’avvento dell’Islam): gli apsara, le immagini delle coppie di ‘vergini del cielo’ e di uomini, in posa per il visitatore come fossero davanti a una macchina fotografica. E le mithuna, altre figure erotiche, di origine ignota, che esplorano posizioni molto esplicite. Insieme, queste decorazioni rendono i templi una tappa davvero d’eccezione per gli amanti dell’arte. E per i cultori dell’erotismo induista. Attenzione, però, a non cogliere soltanto l’aspetto più esteriore e banale di queste suggestive figure: meglio fermarsi ad ascoltare, almeno, le spiegazioni di una guida. Apsara e mithuna illustrano, infatti, la dottrina del tantrismo: la filosofia induista che pone l’accento sulla forza vitale e positiva sprigionata dalla divinità e sempre rinnovata dall’unione corporea di uomo e donna. E così, ripetendo l’atto creativo, tornando all’estasi divina, si sconfiggono gli spiriti maligni e si raggiunge il Nirvana, la ’nobile saggezza’. Con questa chiave di lettura le raffigurazioni non sono più sculture scandalose, ma un mezzo per giungere alla perfetta conoscenza di se stessi.
La visita a Khajuraho è di solito affiancata a quella di Agra, già capitale del Gran Mogol, universalmente nota per il Taj Mahal, lo straordinario mausoleo in marmo bianco edificato dallo Shah Giahan per la moglie. Si racconta che la costruzione di questo capolavoro universale dell’arte sia durata diciotto anni con la partecipazione di circa ventiduemila artigiani. A concepirlo e donarlo all’umanità, il leggendario architetto Ustad Ahamad Lahori.

Non sono immagini pornografiche: ma l’illustrazione senza malizia delle posizioni erotiche più adatte a raggiungere l’estasi divina. Cioè la vicinanza con la divinità.

Come arrivarci

Arrivare a Khajuraho è un’impresa piuttosto complicata. Una volta a Delhi, si può prenotare un volo. Diverse compagnie collegano tutti i giorni la capitale con Khajuraho, che ne dista circa quattrocento chilometri. Il volo, della durata di un’ora circa, prevede uno stop ad Agra (e volendo un passaggio successivo a Varanasi/Benares, la città santa dell’India). Un consiglio: soprattutto in alta stagione, per trovare posto, conviene prenotare il volo con molto anticipo. L’alternativa è costituita dal ‘fast train’, un collegamento ferroviario efficiente e confortevole. Il tragitto consigliato? In treno fino a Jhansi, quattrocento chilometri da Delhi, ci si impiega circa quattro ore. Poi in autobus o in auto privata fino alla zona dei templi: sono centosettantasei chilometri, per altre quattro ore di viaggio. Meglio non dimenticare che le temperature estive sono molto elevate (le massime superano abbondantemente i 40 gradi): è quindi suggerito un abbigliamento leggero.

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