“Greensleves”

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di Gabriele Ottaviani

Greensleeves, Maurizio Secchi, Giovane Holden. Abraham è solo in apparenza un giovane uomo come tanti, in realtà le cicatrici lasciategli nel corpo e nell’anima dal suo passato sono ancora dolenti e determinano tormentose conseguenze: del resto Citizen Kane docet, una delle maledizioni peggiori che si possa infliggere a un uomo è la memoria, e Abraham, abbandonato dalla madre all’età di tre anni, un rapporto quasi inesistente con il padre, la perdita di un amico a causa di un incidente provocato da un ubriaco e il suicidio della sua prima fidanzata, Jasmine, impiccatasi nella sua camera da letto, incapace di gestire tutto questo dolore, vaga per la vita come un’anima in pena. Ma… Intenso.

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“I cacciatori di Lieto Fine”

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di Gabriele Ottaviani

I cacciatori di Lieto Fine, Sara Benedetta Levi, Giovane Holden. Non tutte le vicende umane hanno un lieto fine, eppure la speranza che non ci abbandona mai di una serena ricomposizione d’ogni cosa, nonostante la sua evidente irrazionalità, e che determina il nostro immaginario collettivo, condizionando illusioni e scelte, ha un peso decisivo nella quotidianità: in questa riuscita raccolta d’esordio gli otto credibili personaggi di Levi, ognuno con almeno un tratto riconoscibile per ciascuno, che agevolmente può così immedesimarsi, si confrontano con le mille e più sfaccettature dell’amore, di cui del resto sappiamo solo che è tutto, null’altro distratti dalle interconnessioni di tempo e spazio in cui può sfociare un’emozione. Brillante, intenso, grazioso.

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“Luce sinistra in hospice”

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di Gabriele Ottaviani

Luce sinistra in hospice, Francesco Grano, Giovane Holden. A Santa Marta il decesso, nel reparto hospice dell’ospedale locale, di un’anziana donna, malata terminale, viene subito catalogato come morte naturale: tuttavia una onlus che, improvvisamente, vede sfumare un grosso lascito testamentario a suo favore, presenta una denuncia e induce i carabinieri ad aprire un fascicolo di morte sospetta. E… Ricco di livelli di lettura, chiavi d’interpretazione, spunti di riflessione, brillante, coinvolgente e ad altissima tensione.

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“Il mondo a portata di mano”

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di Gabriele Ottaviani

Il mondo a portata di mano, Mauro Orrea, Giovane Holden. Le luci nelle case degli altri sono ciò che più di norma incuriosisce passeggiando per via: impossibile resistere alla tentazione di gettarvi un’occhiata, immaginando chissà quali vite e quali storie, sono, attraverso il filtro della distanza, il sostrato che dà voce alla letteratura. Il protagonista, artefice di un destino come tanti, osserva la sua città e si accorge del brulichio magmatico di storie che chiedono solo di essere narrate, perché la vita è adesso, il mondo a portata di mano. Da leggere.

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“Aria sotto il mare”

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di Gabriele Ottaviani

Aria sotto il mare, Gianluca Pellegrino, Giovane Holden. Cura di Ilarione Loi. Prefazione di Patrizia Maiorca. Gianluca, palermitano, nutre fin dalla prima infanzia uno sconfinato amore per il mare e sogna di fare immersioni, per vedere con i propri occhi i segreti affascinanti che si celano sotto il velo azzurro dell’acqua: è tuttavia affetto da tetraparesi spastica, le sue possibilità di movimento sono estremamente limitate, e quelle immersioni a lungo desiderate, e con tanta forza, sembrano destinate a rimanere nulla più che una fantasticheria. Ma nil difficile volenti, e… Emozionante, appassionante, straordinario: da non perdere.

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“La luna e i falò”

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di Gabriele Ottaviani

La luna e i falò, Cesare Pavese, Giovane Holden. Uno dei più grandi classici della letteratura italiana rivive in questa nuova edizione curata con eleganza che mette al centro il testo potente e significativo attraverso il quale uno dei più grandi, raffinati e innovativi intellettuali della nostra storia racconta l’amicizia, i sensi, la morte, la frustrazione dell’io quando si trova dinnanzi a un mondo in cui non si riconosce, la nostalgia, insomma l’esistere in tutta la sua fragile tenerezza. Un capolavoro sempiterno.

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“Alchimia di mondi diversi”

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di Gabriele Ottaviani

Alchimia di mondi diversi, Morena Festi, Giovane Holden. Rimasta per lungo tempo geograficamente isolata dal resto del mondo, l’Islanda è una terra incredibile, ricca di fascino e di mistero, con peculiari caratteristiche dal punto di vista storico, naturalistico, culturale, sociale, leggendario: e così una giovane donna racconta in prima persona come, durante un viaggio in Islanda, abbia scoperto di possedere la capacità di vederne gli abitanti segreti, i folletti. Da quel momento, inizia a vivere una doppia avventura, e… Intrigante.

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“Bar Ferro”

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di Gabriele Ottaviani

Bar Ferro, Marco Gemignani, Giovane Holden. Marco Gemignani racconta la storia della sua vita, dalla fanciullezza all’età adulta, benché non si tratti di un’autobiografia nell’accezione più consueta del termine, bensì del riuscito affresco di un’intera generazione passata attraverso i formidabili anni del secondo dopoguerra, gravidi di promesse e speranze: da leggere.

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“Una questione di punti di vista”

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di Gabriele Ottaviani

Una questione di punti di vista, Alessandro Ranuzzi, Giovane Holden. Quando un’amica gli scrive su WhatsApp che l’hanno preso al corso riservato a ballerini dagli undici ai diciotto anni dell’Accademia di Danza del Teatro alla Scala Denis, figlio di un ucraino e un’italiana, che da qualche anno vive a Milano e ha appena iniziato a frequentare il prestigioso e antico Liceo Classico Cesare Beccaria, tocca il cielo con un dito. Ma, quattordicenne gentile, è il bersaglio perfetto per i bulli: così, un brutto giorno, avviene quanto di più nefasto possa immaginarsi, e non è che la miccia che fa esplodere un bruciante e comprensibile desiderio di rivalsa, e… Da non perdere.

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Catabasi (Ai margini di “Euridice per sempre”)

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Quando decisi di dedicarmi al mito di Orfeo ed Euridice per il mio romanzo, subito mi si pose il problema della rappresentazione del mondo degli Inferi e del viaggio di un vivo tra i morti.
Certo avevo dietro di me illustri predecessori, in particolare Omero, Virgilio e Dante. Lontano da me ogni velleità di gareggiare con giganti della letteratura, però non potevo prescindere dai loro versi.
In più avevo dalla mia parte un vantaggio, rappresentato dagli studi novecenteschi della psicanalisi.
Intanto il mondo dell’aldilà che mi andavo prefigurando doveva mantenere una dimensione psichica, nel senso che la rappresentazione esterna, cioè la geografia e la topografia degli Inferi, avrebbe sì avuto una sua oggettività, ma questa si sarebbe svolta con una soggettività tutta intima di chi stava affrontando il viaggio (e quindi anche mia come autore).
Orfeo avrebbe percorso i luoghi consolidati dalla tradizione mitologica, a partire dall’Averno (che conosco personalmente, avendo vissuto molti anni della mia giovinezza in terra flegrea), considerando i fiumi infernali, i Campi Elisi e così via.
Ma di fronte alla oggettività dei paesaggi mi sono immaginato la soggettività di un vivo che si vede avviato sul sentiero della morte. Quindi mi sono impegnato nella descrizione delle sensazioni che si possono provare: il freddo, il silenzio, la fine del tempo, il nulla.
Poi mi sono confrontato con l’aldilà della immaginazione mitologica.
Il regno di Ade è diviso in due mondi: il primo della vendetta e della punizione fisica, il Tartaro, il secondo quello dei Campi Elisi che accoglie le anime amate dagli dèi. Un mondo di beatitudine, dove il senso è sostituito dal piacere sentimentale.
L’aspetto più stimolante della mia ispirazione narrativa è stato quello di dare una risposta da vivo a ciò che si presenta come specificità della morte, a significare che mai sarà possibile avere effettiva coscienza della morte, perché quando si è da lei travolti non c’è più dimensione vitale che possa essere raccontata.
Questa immersione in un mondo che non c’è, può solo essere favorita da immaginazione poetica e musicale.
In fondo la musica della lira superba di Orfeo non fa altro che aprire attraverso forti emozioni i cuori di chi vuole andare oltre e immaginare l’inimmaginabile.
E così ho vissuto il mito di un uomo che può permettersi qualcosa di indicibile grazie alla sua forza emotiva prodotta dal suo credo poetico e musicale.
Quindi più che convincere gli dèi degli Inferi, la sua musica convince il suo cuore e gli permette di raggiungere la sua amata, che è tutta dentro il suo mondo interiore, a tal punto che, arrivato al termine del suo viaggio impossibile, può dire che ha con sé Euridice, ovvero il profilo della sua anima, perché è solo quella che può realisticamente conquistare.
Infine ho voluto proiettare anche nella condizione della morte alcune essenze, per me fondamentali, che sono proprie degli uomini vivi: quelle relative al ricordare e quelle destinate a provare per i simili pietà e solidarietà.
L’anima di Euridice che non vuole bagnarsi nel fiume Lete per non dimenticare il suo amato quando la raggiungerà dopo la sua morte e Orfeo che con la sua musica vede lenire le sofferenze del Tartaro, per cui intende continuare a diffondere questo sollievo anche se Hermes gli dice che non serve perché a breve tutto torna nel tormento.

Acquista Euridice per sempre