“Storia quasi seria di un vampiro perbene”

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di Gabriele Ottaviani

Si sentì come fulminare da un ricordo vivissimo e inaspettato…

Storia quasi seria di un vampiro perbene, Antonella Azzoni, Giovane Holden. Non si sveglia più, almeno non in quella vita, Louis-Théophile D’Ormant de Luneville, castellano diciannovenne d’indole buona che ama la caccia ma anche i libri, e che inaspettatamente si ritrova d’un tratto, senza terrore, in un tepore quieto, appena il cugino penetra tra le sua lenzuola, in una notte che non sembrava in nulla differente da nessun’altra, nei panni, non certo comodi, soprattutto nella Francia della seconda metà del diciassettesimo secolo, anche se la vicenda attraversa in verità la storia e il tempo, oltre che lo spazio, di un non morto. Che fare per poter continuare a essere sé stesso, anche in un’altra dimensione? Divertente.

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“Inconsapevoli crisalidi”

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di Gabriele Ottaviani

L’amore di coppia lo immagino come un ospite affamato…

Inconsapevoli crisalidi, Andrea Barbuto, Giovane Holden. Intrigante, intensa, raffinata, simbolica ed elegante opera prima, il romanzo di Andrea Barbuto indaga in profondità la condizione umana, perfettamente rappresentata dalla crisalide, stadio intermedio di uno sviluppo in cui l’individuo è sempre il medesimo ma anche assai diverso, un continuo mutamento che come i cinque protagonisti della storia vive ciascuno quando cerca di realizzare i propri sogni, di mitigare il dissidio dicotomico fra essere e voler essere, di costruire il suo mondo migliore, attraverso la passione e non solo: un Bildungsroman intellettuale e sentimentale che lascia spazio a policrome riflessioni.

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“Last Taxi Driver” di Lee Durkee: umorismo e onestà sul sedile di un taxi scalcinato

di Marco Palagi

Un libro fantastico. Vero, triste, divertente, a volte terrificante. Un ritratto della vita di un tassista di mezza età – romanziere fallito – che traghetta come un moderno Caronte nel suo taxi anime più o meno selvagge, spezzate, figlie delle storie tanto amate di Bukowski e Vonnegut. In mezzo a un flusso di personaggi oltremodo sconcertanti, Lou Bishoff in un solo giorno va da una parte all’altra del Mississippi con la sua Lincoln scassata, con deodoranti a forma di Shakespeare, disquisendo su Ufo, tossicodipendenza, mollando clienti in un Motel scalcinato, litigando, imprecando nel traffico, rimettendosi agli ordini del suo capo che lo obbliga, forse, ad essere complice degli altri ma anche di un paese in difficoltà e succube di Uber. Gli alcolisti, i pazienti trapiantati, una “fidanzata letargica”, le vecchie signore e i drogati sono un grande quadro della vita che, dal sedile posteriore di una Town Car, entrano con irruenza nella nostra esistenza, ci fanno sentire meno in colpa per la rabbia quotidiana che riversiamo spesso sugli altri e ci mostrano il buono e il cattivo dell’oggi.
Se abitassi dalle parti di Lou mi farei scorrazzare in giro, sul sedile anteriore, per essere complice e testimone, con lui, della nefandezza umana. Imprecando contro gli automobilisti, ovviamente! Ma con umorismo e onestà, come fa Lee Durkee in questo divertente e originale libro.

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“Due a due” di Grazia Marzolla: una lettura molto delicata ed emotiva

a dura di unapaginallavolta.blogspot.com

Il libro di cui vi parlo oggi è in parte un genere che rientra nella mia quotidianità, allo stesso tempo però presenta elementi che in realtà sono generalmente lontani da me.
Quando ho letto la trama di questo libro mi è stato abbastanza chiaro che avrei trovato nella lettura aspetti in parte nuovi per me, allo stesso tempo nella mia mente avevo delineato già un approfondimento della trama. Non so se a voi capita ma spesso quando mi approccio ad un libro la mia immaginazione parte subito in quarta e cerco di indovinare come si svolgerà tutta la storia, in realtà molto spesso ci azzecco, altre volte invece resto sorpresa o mi rendo conto di aver pensato male, come in questo caso.

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: un libro che fa riflettere sulla vita

a cura della Biblioteca Don Peppino Lannia

Il libro di Marco Palagi prende vita da un amore finito e da uno iniziato. Dalle insicurezze e dalle immaturità che molte volte si accompagnano alla vita e che diventano sempre più evidenti  nell’attesa di un figlio e dal loro crollo non appena quel figlio si può stringerlo tra le braccia. I personaggi di Chiamami papà sono Lorenzo, reduce da un matrimonio fallito, e la sua nuova compagna Linda, ma quello principale è la piccola Emma che, come tutti i bambini, ha in se un’innata, innocente  capacità di amare, che forse più che imparare dovremmo essere capaci di ritrovare. La narrazione di Marco Palagi scorre senza forzate sottolineature dei momenti meno felici e con una delicata esposizione di quelli più commoventi. Chiamami papà è un  libro che ci permetterà di riflettere su qualcosa che la vita, con il suo carico di affanni e con i suoi ritmi sempre più veloci, forse ci ha fatto perdere lungo la strada e che, comunque, è necessario recuperare.

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“L’amore nonviolento” di Carla Rosco: l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Possono brevi racconti tenuti insieme da un’intuizione lirica diventare romanzo, intendendo per romanzo la rappresentazione dell’universo umano attraverso singole individualità?
Sì, ed è quello che capita al bel libro di Carla Rosco, poetessa e giornalista, dal suggestivo titolo L’amore nonviolento.
Con una scrittura delicata, evanescente, morbida e a tratti sensuale, la scrittrice ci rappresenta l’universo della coppia alle prese con i temi più intricati e intriganti della relazione amorosa.
Sogni, aspettative, condizionamenti, educazioni giocano, come una miscela pronta a esplodere, negli aspetti più quotidiani di una vita che si prospetta, per tempi lunghi (o brevi), desiderata o negata.
Ora è brontolo, ora sono i fiori senza spine, ora è il colore della primavera o il giallo ocra, ora una conchiglia, ora una favola bella, ora un ciclone di menzogne, e così via, seguendo i titoli dei venti racconti, e la variegata dimensione relazionale della coppia emerge in tutta la sua realtà, che però è sempre sfumata, accennata, intravista.
Perché l’amore nonviolento è insito proprio in questa drammaticità non gridata, non sconquassata, e presenta sempre una luce, una possibilità di fuga in avanti, mentre il vero nemico è nella violenza fatta di rotture, ferite, colpi a tradimento che non danno respiro e non lasciano spazio a recuperi di dignità e salvezza. Ed è questa la violenza dell’uomo civilizzato, che i racconti finali analizzano antropologicamente in maniera documentata.
E così alla fine non tutto appare scontato: il conflitto maschio femmina non è un dato definitivo, l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno e il verbo della vita è coniugare la solidarietà con la speranza.

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