Di che famiglia sei?

Sbandierata come vessillo contro il tramonto degli ideali, baluardo talvolta scricchiolante ma sempre in grado di darci riparo, checché ne dicano i sociologi lei è sempre lì. La famiglia: solo a nominarla ci si allarga il cuore… anche se spesso, un inconsulto brivido da stress ci scuote al solo sentirla nominare. Per noi può essere una sola persona, una ressa caotica di parenti, persino un amico a quattro zampe: ciò che chiamiamo famiglia è quell’irriducibile voglia e necessità di darsi all’altro, perché da soli contro il mondo non ce la possiamo fare.

È forse bizzarro come la parola derivi da famulus, che in latino significa ’schiavetto’, ma anche ’ministro di una divinità’. E che cos’è la famiglia se non un coraggioso atto di fede? Un tempo il vero e proprio dio da rispettare era il padre o il nonno, il maschio autoritario che dettava su tutto il figliolame la propria legge, senza possibilità di discussione, imponendo spesso ’matrimoni di convenienza’ e creando dei veri e propri clan.
Fino a che, con l’economia moderna, inizia ad affermarsi il modello della famiglia intima, basata su una coppia, ovvero sull’incontro di due persone in cui ognuno porta con sé un bagaglio personale peculiare in relazione a fattori interni, determinati dall’apprendimento (esperienze personali, educazione, cultura…) e variabili in funzione dell’età, dell’ambiente di provenienza, della subcultura (familiare, parentale…), della razza, eccetera.
Ecco che la famiglia dimostra la sua capacità di funzionare nella misura in cui riesce ad accettare e a gestire i conflitti della vita quotidiana, che si manifestano di solito con disturbi nelle relazioni interpersonali, nelle modalità di comunicazione e di espressione dell’affettività. Il successo, il saper oltrepassare il conflitto al suo interno è dato dalla capacità di accettare la diversità degli altri componenti (è possibile arrabbiarsi e continuare ad amarsi…) e dalla possibilità di comunicare in modo chiaro ed esplicito. Darsi agli altri in modo incondizionato, essere disposti anche allo scontro ma sempre nell’ottica dell’accettare ed essere accettati: questa è la faticosa essenza della famiglia, la sua possibilità di sopravvivenza.
La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce i diritti nell’articolo 29. Da questo e altri articoli su di lei, nascono però interpretazioni molto diverse: alcuni vedono una definizione specifica di famiglia, altri invece no; alcuni vedono una limitazione in senso eterosessuale di cos’è famiglia e di cos’è matrimonio e altri no. Ma un dato è certo: la realtà vive e scorre veloce al di fuori delle definizioni e con lei la famiglia, con buona pace di chi si affanna per arginarla in questo o quel preciso contenitore morale o sociale.
Oggi è infatti evidente come il fenomeno delle convivenze sia in notevole crescita, così come l’emancipazione di molte persone omosessuali le quali chiedono di poter contrarre regolare matrimonio col proprio partner. In questo contesto non mancano rivendicazioni, come le richieste di una maggior tutela e di un riconoscimento giuridico delle formazioni sociali extra-matrimoniali. Tali rivendicazioni hanno trovato totale o progressiva realizzazione in gran parte dei Paesi europei e occidentali in generale, tra cui Francia, Inghilterra, Australia, California. In Italia, soprattutto quelle relative alla tutela e al riconoscimento delle coppie di fatto, stanno lentamente guadagnando il consenso dell’opinione pubblica, laica o cattolica che sia. La famiglia si appresta forse alla sua ennesima mutazione, in fin dei conti perché a lei non si può rinunciare: persino burberi e scontrosi personaggi televisivi assuefatti solo a se stessi sembrano piegarsi al suo richiamo…

Se volete conoscere l’origine della vostra famiglia in rete è disponibile un programma di genealogia gratuito per calcolare il proprio albero genealogico… e chissà che in quello del dottor House non compaia un bizzarro signore di nome Sherlock Holmes…

www.myheritage.it/family-tree-builder

© Monkey Business

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