“Il sale della terra” di Jeanine Cummins

“La prima volta che sulle strade di Acapulco comparve una testa, l’intera città rimase sconvolta. Era una testa di ventidue anni, con i capelli neri e ricci rasati sotto e lasciati lunghi sopra. All’orecchio destro portava un anellino d’oro. Le palpebre erano gonfie e la lingua sporgeva fuori dalla bocca. L’avevano lasciata su una cabina telefonica davanti a Pizza Hut, a due passi dalla fontana di Diana Cazadora. Infilato all’angolo della bocca, arrotolato come una sigaretta, c’era un biglietto che diceva: ‘Me gusta ablar’. Mi piace parlare.”

“Chiamami papà” di Marco Palagi: un romanzo intenso, schietto e sincero

a cura della redazione di lalibreriadimommy

La scrittura di Marco Palagi è molto profonda, scorrevole e particolarmente incisiva, a tratti ironica. Riesce ad affrontare il tema in modo molto preciso e dettagliato, anche tenero, come lo sono pure le sue descrizioni. Ho trovato molto avvincente ed appassionante anche il fatto della presenza delle due voci, che si alternano tra i vari capitoli: una di Lorenzo (il padre) e l’altra della figlia Emma che gli cambierà la vita, in meglio e in modo costruttivo, come in genere fanno tutti i bambini con i loro genitori:

“La verità è che abbiamo bisogno dei bambini per sentirci dire che valiamo qualcosa.” (quarta di copertina)

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“Visioni” di Marcella Malfatti: la costante riflessione sul tempo

a cura della redazione di dasapere.it

La fascinazione per l’insolito, il bizzarro, lo straordinario è il tratto distintivo dei racconti di Marcella Malfatti, sia che si tratti di incursioni del soprannaturale nella vita quotidiana che di meditazioni introspettive dai connotati onirici.
Il suo è uno sguardo visionario, che indulge nella caratterizzazione dei luoghi e degli ambienti tramutandoli in specchi dell’animo e in riflessi concreti delle sensazioni e dei sentimenti, riverberi dello sbalordimento e del turbamento che si avverte, talvolta, di fronte a situazioni al limite della normalità, quando ci si trova ad affrontare quei momenti che ci fanno dubitare della concreta solidità delle abitudini con le quali si ha dimestichezza e familiarità, circostanze inconsuete e rare ma non così improbabili da essere impossibili.

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“Modelle per Egon Schiele”

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di Gabriele Ottaviani

La pornografia è solo nella testa di chi la vede…

Modelle per Egon Schiele, Gaetano Cinque, Giovane Holden. Wally, Edith, Gerti, e le tante donne senza nome e senza voce, ai margini dell’esistenza e della società, che Schiele, con la sua arte rivoluzionaria, ha reso immortali, incarnando lo Zeitgeist in un’epoca fragile, di mutamenti, mentre lo stato liberale, fragile ed effimero, sente già le sue radici tarlate dal vulnus del nazionalismo: lo Schiele di Cinque assurge al livello di eroe letterario tout court, e con prosa articolata e raffinata la dimensione biografica valica il confine del mero dato esistenziale per farsi ritratto intimo e simbolico.

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“Chiocciole e rapimenti”

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di Gabriele Ottaviani

C’è qualche brutta notizia?

Chiocciole e rapimenti, Rolando Guerriero, Giovane Holden. Il passato spesso si tinge dei colori della malinconia, del ricordo di quel che poteva essere e forse non è stato, della nostalgia per un’innocenza smarrita che permetteva di stupirsi e lasciarsi andare dinnanzi alla bellezza con più speranze, meno aspettative e nessuna sovrastruttura, in una dimensione più umana, fatta di rapporti, contatti, sentimenti: nei quattro racconti che compongono questa antologia Guerriero dà vita a una commedia umana intensa, delicata, credibile e appassionante, caratterizzando nel dettaglio ambienti, personaggi, situazioni ed emozioni. Da leggere.

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“Porto un nome pagano”

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di Gabriele Ottaviani

Sono vuota, rotta e in disordine…

Porto un nome pagano, Venusia Marconi, Giovane Holden. Suggestiva sin dalla copertina, l’opera di Venusia Marconi è una silloge ben strutturata e dalla solida impostazione narrativa che indaga la consunzione di un amore e la necessaria rinascita che ne segue attraverso versi finemente smerigliati che esaltano tutta la potenza dei sentimenti e della resilienza dell’animo umano, che si struttura e dispiega attraverso una forza che sovente non si sa nemmeno di avere. Da leggere.

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“Celeste, la bella”

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di Gabriele Ottaviani

Quando il vento finalmente cessò, l’estate tornò prepotente a tormentare gli abitanti di Pisticci…

Celeste, la bella, Francesca Maffei, Giovane Holden. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, in un’Italia unita da poco e in un meridione flagellato dal brigantaggio, che incarnava però le rivendicazioni di chi si sentiva passato da un padrone all’altro, inascoltato e incompreso, soggiogato e vessato da un grappolo di norme applicate senza preoccuparsi delle specificità di un territorio storicamente munto come la più produttiva delle mucche da latte, Francesco torna nel paese natio, abbandonato da tempo, laddove avrebbe dovuto seguire le orme del padre e dello zio, entrambi speziali, gestendo l’esercizio di famiglia, perché non può fare altrimenti, in quanto il genitore, con cui è in conflitto, ma ha l’onestà di ammettere anche le proprie colpe, sta morendo. Nelle mani del padre vede però una miniatura, che lo riporta a un…

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