Franco Amato e il suo racconto “Notte prima degli esami” al Pisa Book Festival 2019
Ornella Benetti e “Una vita in prima linea” al Pisa Book Festival 2019
Giorgia Alderuccio e la sua silloge “D’apnea fremo” al Pisa Book Festival 2019
Halloween… insolito

di Gabriele Panigada
Avete riesumato il vostro logoro vestito da strega o da putrescente zombie? Vi siete già messi alla ricerca di una mastodontica zucca? Se siete anche voi dei patiti di lugubri feste d’oltreoceano, non vi farete di certo trovare impreparati per questo Halloween… anche se, ci scommetterei, non conoscete uno dei riti che quella sera dovreste assolutamente praticare. Volete sapere di cosa si tratta? Mmmh… questa è roba da iniziati. Ma se proprio insistete, avvicinate l’orecchio e ascoltate. E non ditelo troppo in giro.
Se nella magica notte di Samhain bazzicate le mura silenti di Lucca, raggiungete il duomo e, tra la nebbia dell’autunno che avanza, addentratevi sotto il portico deserto. Sull’ultima colonna alla vostra destra ecco inciso il labirinto e accanto a lui un’iscrizione latina. Senza essere visti, con l’indice iniziate a percorrere la traccia ingarbugliata da destra e in silenzio scandite le parole: Hic quem creticus edit Dedalus est laberintus, hus de quo nullus vadere quivit qui fuit intus, ni Theseus gratis Ariadne stamine iutus. Dopo aver raggiunto il cuore del groviglio e pronunciato la formula, fluite via come ectoplasmi senza voltarvi, adesso immuni da qualsiasi sortilegio che maligne presenze potrebbero tendervi, in quell’oscurità maledetta in cui cielo e inferi si toccano.
Ma siamo impazziti? Unire una cattedrale a un’atavica festa pagana… Niente affatto! San Martino non è che il corrispettivo cristiano del celtico Lugos, il dio battagliero del Sole, ritratto spesso a cavallo mentre con una mano brandisce una spada e con l’altra una mezza cotta… proprio come il santo misericordioso che, non dimentichiamolo, è il protettore dei militari e il cui nome significa ’appartenente a Marte’, al dio romano della guerra. E non immaginate quanto daffare si sia data la Chiesa delle origini per sostituire il luminoso nume celtico, particolarmente radicato nella cultura italiana, con il benevolo cavaliere cristiano. Bizzarro? Pensate che persino il nome di Lucca potrebbe condividere la stessa etimologia di Lugos, cioè derivare dall’indoeuropeo *leuk, che vuol dire ’luce’.
Ecco che il capodanno celtico, le cui celebrazioni duravano per giorni e giorni fino alla nostra estate di San Martino e che oggi rifiorisce in Halloween, ha lasciato nella cittadina toscana una presenza davvero insolita e tangibile. Una festa tra l’estate e l’inverno, la luce e il buio, la vita e la morte: il punto zero del tempo in cui tutto è possibile, quando l’aldilà può persino tornare a farci visita…
E il labirinto? Un momento! Ma… quello di San Martino è composto da un’unica via: per quanto sia tortuosa è impossibile perdersi, si giunge sempre alla fine… Che diavolo di labirinto vi porterebbe al suo centro a colpo sicuro? Ebbene, il simbolo è più complesso di quanto sembri, le verità non possono essere rivelate a buon prezzo: è una sorta di spirale, arcaico tracciato a segnare il percorso del Sole e del tempo, un esorcizzare la morte e un augurio verso una perpetua rinascita nella luce. Anche la didascalia non fa che dircelo: il mito di Teseo e del Minotauro… e come si salva il bellimbusto ateniese? Semplice, col filo di Arianna, il furbo stratagemma suggerito dalla giovane nipote di Helios, il dio greco del Sole. Come dire: dalla morte se ne esce solo con una bella donna e un raggio di sole.
E pensare che Halloween sembrava soltanto una pittoresca e un po’ macabra baldoria di paesi lontani, giunta a noi con consumistici gadget a forma di zucche sdentare e scheletri buontemponi. In verità, le sue radici scendono così a fondo nella nostra cultura da rasentare l’oblio. Morale: talvolta, mutare punto di vista può davvero illuminare.
Dolcetto o scherzetto? Senza dubbio scherzetto… come quello di chi ci ha nascosto lo specchio per secoli.

Perché facciamo il gesto delle corna?

Un segno così universale pare fosse già in voga nel Neolitico, quando potrebbe aver simboleggiato i crescenti lunari: ecco in una sola mano le due fasi della dea della fecondità, come a dire: “Io sono la Vita, a prova persino di morte!”. C’è poi chi dice che vada ricercato nella scappatella amorosa di Pasifae, la regina cretese sposa di Minosse che si concesse al toro mandato da Zeus. Ecco che, per ricordare al povero re di Creta la ’fedeltà’ della moglie, gli abitanti dell’isola inforcavano così il cielo non appena lo incontravano… Ma i suoi significati sono molteplici e possono andare al di là dello scongiuro o dell’infamia coniugale. Il gesto degli hippy aggiungerebbe il terzo dito per rimandare al linguaggio dei segni e dichiarare ’amore’; in Texas invece, i tifosi della squadra di football dei Longhorns incitano i propri beniamini con le due dita alzate e gridando: “Hook’em, Horns!” Incornateli, ragazzi!
Quello che succede a Las Vegas… rimane a Las Vegas

di Marco Palagi
Sono stato a Las Vegas tantissime volte nella mia vita: nei miei sogni, attraverso i film e i telefilm, i libri e i racconti di chi ne è ’sopravvissuto’, ma niente di tutto questo può essere paragonato alla reale Las Vegas che dal 22 al 24 agosto scorso ho visto di persona, toccandola e vivendola, di notte soprattutto.
Innanzitutto diciamo, per chi non lo sapesse, che Las Vegas si trova nello stato del Nevada, negli Stati Uniti d’America, sorge nel deserto del Mojave come un’oasi dove il paesaggio circostante, prima di raggiungerla e dopo averla lasciata, è secco, roccioso e con vegetazione scarsa e dove le temperature raggiungono i 47° C. Il nome Las Vegas deriva da un termine spagnolo che significa “I Prati”; infatti, nella zona, esistevano pozzi d’acqua che alimentavano alcune aree verdi. E questo è tutto quello che vi dirò sulla geografia e la storia della città.

Ora vi dirò cosa troverete a Las Vegas e lo farò servendomi dei 7 vizi capitali (o peccati capitali, come erroneamente spesso vengono chiamati) visto che Las Vegas è soprannominata Sin City (Città del peccato):
Superbia: raggiunta Las Vegas tutte le inibizioni spariscono, nessuno è più ’nessuno’, la città ti fa sentire più grande, più forte, potente, ricco e fortunato. Quando ti siedi al tavolo da gioco o davanti alle slot-machine tutto è possibile e ti trasformi in un ’essere’ superiore alla sfortuna e a tutti i problemi lasciati a casa. In piscina fai salti carpiati, a letto prestazioni da Oscar.
Avarizia: questo vizio ben si sposa con l’avidità, dapprima si è avari con i propri soldi che vogliamo giocare, li mettiamo da parte prima ancora di partire illudendoci che la frase “gioco solo questi 100 $” possa concretizzarsi e risparmiamo persino sul mangiare. Poi diventiamo avidi e più vinciamo più vogliamo vincere. Ho visto donne anziane che si tiravano i capelli alle slot perché una di loro aveva ritirato la ricevuta di vincita dell’altra mentre questa ordinava da bere. Era una vincita da 10,35 $!
Lussuria: durante tutto il giorno c’è una vasta scelta in fatto di spettacoli ’per adulti’, non c’è la prostituzione che è illegale ma tutto il resto che può essere definito vietato ai minori è presente e ben pubblicizzato a ogni angolo di strada. La soddisfazione del piacere è uno dei requisiti di ogni locale, hotel e casinò di Las Vegas. Nessuno deve rimanere deluso. E se ti vuoi sposare lo puoi fare direttamente dal sedile della tua auto, come da McDonald’s, con i testimoni seduti dietro.

Invidia: chi rappresenta maggiormente l’invidia se non il triste turista, che ha giocato giorno e notte ai tavoli e alle slot perdendo continuamente, che osserva sbavando il principiante che per la prima volta prende in mano delle carte da gioco o tira la leva della slot? O il riccone che piazza fiche da 100 $ su ogni numero e se perde alza la posta? Non si è mai abbastanza invidiosi a Las Vegas.
Gola: a Las Vegas non si rimane mai a stomaco vuoto. Alle slot e ai tavoli basta alzare un braccio perché una signorina svestita arrivi a prendere l’ordinazione, dal cocktail (gli alcolici sono disponibili a ogni ora del giorno) all’hamburger, tutto pur di non abbandonare la fortuna. E lungo la Strip, la strada dove si trovano 18 tra i 25 hotel più grandi del mondo, abbondano ristoranti e locali dove puoi bere, mangiare, ascoltare musica, divertirti e naturalmente giocare, il bar ha persino i giochi incassati nel bancone.

Ira: a Las Vegas tutti subiscono torti, tutti vogliono vendicarsi, tutti perdono. Le risse tra croupier e giocatori sono all’ordine del giorno, se ti va bene ti sbattono fuori, se ti va male ti arrestano e ti bandiscono dalla città per sempre. E speriamo ti rimangano i soldi per tornare a casa.
Accidia: nei Casinò o lungo la Strip quello che conta più di tutto e tutti è ’se stessi’. Il cattolico più praticante dimenticherà la fede, l’uomo più operoso si lascerà andare alla noia e all’indifferenza, l’anima è sottomessa al rumore delle slot e della pallina della roulette, tutto diventa faticoso, tutto si tramuta in superfluo. A Las Vegas nessuno farà del bene, perché fare del bene non porta piacere. Se il vicino di tavolo si sta giocando pure le mutande lo lascerai fare, anzi, lo incoraggerai a giocarsi pure le mutande del marito o della moglie perché Las Vegas ti porta via tutto ma lo fa con stile.

La mia zona intima…
A chi permettiamo di invadere il nostro spazio personale?
Scopriamo insieme le distanze che ci separano dal prossimo

- Zona intima, di 15-46 cm
Vi hanno accesso parenti e amici stretti o chi fa avance sessuali. Attenzione all’invasione da parte di persone aggressive. La zona che difendiamo come se fosse nostra. Entro i 15 cm c’è la zona intima ristretta, solo per i contatti fisici più personali. - Zona personale, di 46-122 cm
La distanza che teniamo rispetto agli altri alle feste, in ufficio, agli aperitivi, agli incontri con gli amici. - Zona sociale, di 122-360 cm
La distanza a cui teniamo gli estranei, dal muratore all’elettricista, dal postino alla commessa del negozio di abbigliamento e comunque da tutte le persone che conosciamo ma non così bene. - Zona pubblica, da 360 cm in poi
Quando siamo in mezzo a un folto gruppo di persone questa è la distanza che teniamo, quindi in presenza di completi estranei.
A quante persone permettete di entrare nella vostra zona intima?
Non siate maliziosi, il Kâma Sûtra non c’entra niente. Anche l’uomo, come gli animali, difende il proprio territorio e i propri spazi personali e ne ha di diversi tipi. Ciascun individuo ha un territorio che lo circonda di sua proprietà e comprende la zona attorno ai suoi beni più o meno preziosi, per esempio la casa, la camera da letto, l’auto, la donna/l’uomo che ama.
L’antropologo americano Hall è stato uno dei primi a studiare la prossemica, una nuova disciplina fondata da lui stesso negli anni Sessanta, e ha classificato quattro zone spaziali, di cui un individuo è consapevole sin dai dodici anni di età. Tenete conto che le distanze indicate si riducono tra due donne e aumentano tra due uomini, questo a dire che i maschietti non amano troppo le persone appiccicose, e cambiano da paese a paese.
Il lato più intimo e creativo di Leonardo

di Marianna Di Bella
Cosa hanno in comune un vecchio quaderno, i dolci e Leonardo Da Vinci?Apparentemente nulla, ma il mistero e gli enigmi, non ancora risolti, che circondano la figura del grande artista, rendono questi tre elementi ancora più interessanti, al punto da stuzzicare la nostra curiosità.Tre elementi che amalgamati e impastati bene dalle sapienti parole di Simona Bertocchi, danno vita a questo romanzo stuzzicante, fresco e piacevolmente interessante.Ma andiamo con ordine, altrimenti rischiamo di creare solo confusione.Siamo a Vinci, un comune situato nel cuore della Toscana alle pendici del Montalbano, un massiccio collinare ricco di vigneti e oliveti. Un comune piccolo e accogliente, che ha dato i natali al grande artista Leonardo da Vinci.
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Indovina chi mente a cena
In mezzo a cotechini e cotillon scopriamo chi tradisce il marito,
chi ha preso un brutto voto e chi ha perso il lavoro…

di Marco Palagi
È tempo di feste! Tra Natale, Capodanno ed Epifania ci ritroveremo spesso con le gambe sotto un tavolino a consumare pranzi natalizi e cene dalle molteplici portate. Ma questa è la parte piacevole dello stare insieme in famiglia. La parte più spiacevole potrebbe verificarsi se, facendo attenzione a espressioni e movimenti, ci accorgessimo che nostro cognato tradisce la sorella che vediamo due volte l’anno oppure se dovessimo sforzarci di tenere all’oscuro gli altri commensali che abbiamo perso il lavoro e siamo in un mare di guai.
Volti e movimenti non esprimono parole ad alta voce, ma possono darci segnali di qualcosa che non va. Questi segnali, mentre state tutti consumando un pasto in famiglia, potete trovarli quando…