“Nino e gli anni Cinquanta”

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di Gabriele Ottaviani

Prima di salire sul cavallo di acciaio era necessario controllare la classe di appartenenza…

Nino e gli anni Cinquanta, Enrico Magni, Giovane Holden. Si esce dalla guerra, il paese è da ricostruire, c’è voglia di vivere, sognare, amare, ricominciare, tornare a giocare per le strade, nelle piazze, correre e abbracciarsi, c’è tanto lavoro, per tutti, tanta miseria, tanta fatica, ma anche tanta speranza, e non mancano i valori, e quello supremo è la dignità: gli anni Cinquanta del secolo scorso, l’ultimo del millennio passato, sono anni duri ma spumeggianti in Italia. Per certi versi vivono solo nei ricordi e nei racconti, per altri non sono affatto lontani dal nostro tempo, anche se un bambino di oggi vede quel mondo con gli occhi con cui si guarda la storia antica: l’opera di Magni è una vivida pinacoteca che fa bene allo spirito, che induce alla riflessione…

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“Depositi ingombranti”

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di Gabriele Ottaviani

Sospesa

in questa notte senza stelle

volgo il mio sguardo

e incontro il tuo profumo

che mi sfiora e penetra

dentro di me.

Miele caldo

che bagna il mio corpo infreddolito.

Depositi ingombranti, Maria Vera Quattrini, Giovane Holden. Siamo rocce sedimentarie, accumuliamo ricordi, presagi, speranze, paure, ossessioni, emozioni, siamo plasmati dal vento dell’incertezza, dai marosi della rabbia, dal tempo, divinità che tutto fagocita, che tutto governa, cui tutto soggiace: e parliamo, ci esprimiamo, comunichiamo, cerchiamo un senso, un’alternativa alla solitudine. Questa è la missione di Maria Vera Quattrini: avvicinarsi alla speranza per conoscerne il segreto. La lirica della poetessa, vibrante e intensa, conduce il lettore fino alle fondamenta della coscienza. Da non farsi sfuggire.

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“Voce minore. Pietre”

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di Gabriele Ottaviani

Tu sei l’inizio del mio futuro…

Voce minore. Pietre, Lucilla Chiaradia, Giovane Holden. Avvalendosi della caleidoscopica varietà di sfumature di senso e di significato che il gioco della lingua, a chi sa padroneggiarlo abilmente, propone come opportunità di andare oltre le apparenze e possedere la sostanza, Lucilla Chiaradia tesse una trama di relazioni sinestetiche con l’altro, sia quello descritto nell’immagine poetica sia il lettore, componendo, con tessere policrome, il mosaico della condivisione esistenziale: da non perdere.

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“La forza ondivaga del passato”

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di Gabriele Ottaviani

L’aria di morte resta impregnata dai gas di scarico generati dalla polvere da sparo.

La forza ondivaga del passato, Gianluigi Pallotta, Giovane Holden. Oppresso dal fastidio di una vita che giorno dopo giorno gli pare sempre più priva di senso, James inforca la sua moto e fugge in montagna: solo con la natura, spera di poter ritrovare il bandolo della matassa della sua esistenza, in cui ormai si trascina per inerzia, privo di ogni piacere che non sia talmente effimero da lasciarlo più vuoto di prima e senza alcuna soddisfazione. E… Il bilancio di una vita passa anche, se non soprattutto, per la consapevolezza della strada percorsa e di quella ancora da fare: da leggere.

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“Visioni” di Marcella Malfatti: un libro capace di fare compagnia e di insegnare a guardare con sguardo diverso la nostra quotidianità

a cura della redazione di versiliatoday.it

Ritorna alla narrativa Marcella Malfatti con la raccolta “Visioni” (Giovane Holden, 2020). La silloge racchiude tre racconti (La porta sul sogno-Il pesciolino d’argento- La stanza dei nove specchi) il cui filo conduttore è rappresentato dalla visione, come emblema per approcciarsi con la realtà e in qualche modo trasformarlo. È in questo contatto dello sguardo con gli avvenimenti, i luoghi, le persone che il concetto di tempo si trasforma divenendo altro. Le tre storie, molto differenti fra loro, mischiano ricordi con avvenimenti presenti, concretezza del reale con lo stupore dell’immaginifico, il livello onirico con lo sguardo sveglio e vigile. Allora le visioni dei personaggi che si muovono nei tre racconti divengono il riflesso per eccellenza in cui specchiarsi per un viaggio introspettivo tra memorie e desideri. Ci sono oggetti che ricorrono nei racconti di Marcella Malfatti come ad esempio la porta, simbolo di apertura verso mondi consci e inconsci grazie a cui amplificare il senso di reale e conferire significato.

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