“L’hotel delle cose perdute”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

Non mi sento mai tanto vivo come quando finalmente posso tornare a casa.

L’hotel delle cose perdute, Maria Vittoria Fariselli, Giovane Holden. Il Grand Hotel Santiago è il teatro di un delitto: ognuno degli ospiti è sospettato, ognuno ha un bagaglio di rovelli interiori, ognuno è nella maestosa hall dell’albergo, e la narrazione, elegante e articolata, conduce con mano sicura il lettore nei torbidi meandri dei tormenti esistenziali di ciascuno degli astanti, indagando l’allegoria di un non luogo in cui anche il tempo appare sospeso, e la sola presenza costante, in un’atmosfera non priva di accenti onirici, è quella dell’assenza. Ognuno ha un suo lutto da elaborare, e la peculiarità individuale di questa legge universale si manifesta in un caleidoscopico gioco di specchi che seduce, intriga e dà da pensare. Da leggere.

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“Nero di mummia”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

Puoi pensarla come vuoi, ma io non smetterò mai e poi mai di credere nella magia del plenilunio.

Nero di mummia, Emanuela Signorini, Giovane Holden. Simboli di alterità, che si sottraggono con la loro esperienza esistenziale alle leggi del vivere comune, che si avvalgono della magia per sovvertire le regole, vendicarsi dei soprusi subiti e rinascere dalle proprie ceneri, le protagoniste di questi racconti gotici e barocchi insieme sono streghe, donne seducenti e brillanti, ammaliatrici vittime di pregiudizi e stereotipi, maledetti fantasmi come i borghi in cui hanno abitato, sofferto, amato: Emanuela Signorini prende per mano il lettore e gli fa intraprendere un avventuroso viaggio alle radici del mistero, del fantastico, del perturbante.

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“Come in cielo, così in terra”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

C’era un po’ di caos nella barriera che non voleva indietreggiare…

Come in cielo, così in terra, Damiano Trenchi, Giovane Holden. Rinchiusa in camera a causa di un virus che non le consente di vivere come sempre e come tutti gli altri la sua quotidianità di diciottenne che non ha in apparenza nulla per cui non essere più che felice, serena e appagata, con il solo conforto di un taccuino su cui appuntare ciò che il cuore, quando non le duole, le dice, Elettra è la protagonista in prima persona di questa storia che affronta il disagio, l’emarginazione, l’esclusione, il senso d’inadeguatezza, il male di vivere che spesso si incontra e che, non lasciando segni esteriori, è dannatamente difficile da spiegare a chi, da fuori, ha gioco facile nel dire che non c’è motivo per essere infelici, scavando ancora di più, nel cuore di chi…

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“Nino e gli anni Cinquanta”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

Prima di salire sul cavallo di acciaio era necessario controllare la classe di appartenenza…

Nino e gli anni Cinquanta, Enrico Magni, Giovane Holden. Si esce dalla guerra, il paese è da ricostruire, c’è voglia di vivere, sognare, amare, ricominciare, tornare a giocare per le strade, nelle piazze, correre e abbracciarsi, c’è tanto lavoro, per tutti, tanta miseria, tanta fatica, ma anche tanta speranza, e non mancano i valori, e quello supremo è la dignità: gli anni Cinquanta del secolo scorso, l’ultimo del millennio passato, sono anni duri ma spumeggianti in Italia. Per certi versi vivono solo nei ricordi e nei racconti, per altri non sono affatto lontani dal nostro tempo, anche se un bambino di oggi vede quel mondo con gli occhi con cui si guarda la storia antica: l’opera di Magni è una vivida pinacoteca che fa bene allo spirito, che induce alla riflessione…

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“Depositi ingombranti”

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di Gabriele Ottaviani

Sospesa

in questa notte senza stelle

volgo il mio sguardo

e incontro il tuo profumo

che mi sfiora e penetra

dentro di me.

Miele caldo

che bagna il mio corpo infreddolito.

Depositi ingombranti, Maria Vera Quattrini, Giovane Holden. Siamo rocce sedimentarie, accumuliamo ricordi, presagi, speranze, paure, ossessioni, emozioni, siamo plasmati dal vento dell’incertezza, dai marosi della rabbia, dal tempo, divinità che tutto fagocita, che tutto governa, cui tutto soggiace: e parliamo, ci esprimiamo, comunichiamo, cerchiamo un senso, un’alternativa alla solitudine. Questa è la missione di Maria Vera Quattrini: avvicinarsi alla speranza per conoscerne il segreto. La lirica della poetessa, vibrante e intensa, conduce il lettore fino alle fondamenta della coscienza. Da non farsi sfuggire.

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“Voce minore. Pietre”

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di Gabriele Ottaviani

Tu sei l’inizio del mio futuro…

Voce minore. Pietre, Lucilla Chiaradia, Giovane Holden. Avvalendosi della caleidoscopica varietà di sfumature di senso e di significato che il gioco della lingua, a chi sa padroneggiarlo abilmente, propone come opportunità di andare oltre le apparenze e possedere la sostanza, Lucilla Chiaradia tesse una trama di relazioni sinestetiche con l’altro, sia quello descritto nell’immagine poetica sia il lettore, componendo, con tessere policrome, il mosaico della condivisione esistenziale: da non perdere.

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“La forza ondivaga del passato”

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di Gabriele Ottaviani

L’aria di morte resta impregnata dai gas di scarico generati dalla polvere da sparo.

La forza ondivaga del passato, Gianluigi Pallotta, Giovane Holden. Oppresso dal fastidio di una vita che giorno dopo giorno gli pare sempre più priva di senso, James inforca la sua moto e fugge in montagna: solo con la natura, spera di poter ritrovare il bandolo della matassa della sua esistenza, in cui ormai si trascina per inerzia, privo di ogni piacere che non sia talmente effimero da lasciarlo più vuoto di prima e senza alcuna soddisfazione. E… Il bilancio di una vita passa anche, se non soprattutto, per la consapevolezza della strada percorsa e di quella ancora da fare: da leggere.

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