Nella scienza la maggior parte del tempo si lavora su terreni già esplorati e lì allora occorre la tenacia…
Il cristallo e la balena, Charlotte Ossicini, Stefano Ossicini, Giovane Holden. Giovane archeologo scozzese esperto del mare e di relitti navali coinvolto in un progetto di ricerca europeo, Eunan viene incaricato dall’università di Berlino di analizzare i reperti rinvenuti negli alloggi degli ufficiali di una baleniera basca del quindicesimo secolo, affondata di fronte all’Irlanda, nella baia di Galway: il tempo però stringe, i risultati scarseggiano, il contratto sta per scadere, e così decide di coinvolgere, con metodi non propriamente ortodossi, in questa che si rivelerà ben presto essere una vera e propria indagine storica, una caccia al tesoro, un viaggio nello spazio e nel tempo, un’impresa fatta di scoperta e autodeterminazione, una presa di coscienza e consapevolezza, anche i suoi quattro coinquilini, molto più che semplici…
Di questi tempi trovare una serie Tv davvero interessante non è facile. Come spesso accade, l’eccesso di offerta può creare difficoltà più che la sua carenza, e non è facile orientarsi tra tanti prodotti internazionali. A volte si finisce per optare per serie interpretate da attori famosi, o diretti da registi conosciuti. Altre ci si fida del passaparola, e questo a mio parere è il metodo migliore (ovviamente quando si hanno gusti simili).
Ho avuto modo di guardare, nelle ultime settimane, alcune miniserie, in particolare La regina degli scacchi, Mother father son, The undoing, Raised by wolves, tutte molto pubblicizzate e interpretate e/o dirette da star hollywoodiane di prima grandezza. Non dico che non mi siano piaciute per niente (salvo l’ultima, che ho abbandonato dopo tre puntate), tutte ben fatte e dignitose, però a entusiasmarmi è stata invece un’altra serie, consigliata da un’amica (che ringrazio): si intitola When they see us e – come ho scoperto solo dopo averla finita – ha avuto diverse candidature agli Emmy e ha vinto il premio per la miglior regia ad Ava DuVermay, regista e coautrice del soggetto. Non la conoscevo, ma scoprirò cos’altro ha fatto, perché una buona parte del merito va senz’altro a lei. Anche la sceneggiatura è ottima, ma lascia davvero sorpresi la bravura degli attori, quasi tutti perfetti sconosciuti almeno al grande pubblico. A rendere ancora più interessante la serie è il fatto che si tratti di una storia vera, storica e al tempo stesso di scottante attualità.
In breve la storia, per evitare spoiler: Cinque ragazzini di Harlem (tre afroamericani, due ispanici) una sera del 1989 si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Qualcuno aggredisce con ferocia una giovane runner, la violenta, la brutalizza e la lascia in fin di vita a Central Park. Serve subito un colpevole da servire sul piatto d’argento all’opinione pubblica, e i cinque ragazzini sono i perfetti capri espiatori. Non aggiungo altro per non rovinare il gusto di scoprire cosa accade nei quattro episodi da un’ora abbondante ciascuno. Dico solo che When they see us è un capolavoro di equilibrio, i personaggi sono perfettamente delineati e magistralmente interpretati, la storia prende e coinvolge. Inoltre attraverso la vicenda personale dei cinque ragazzini (tra i quattordici e i sedici anni) la serie mostra tutte le storture e le lacune del sistema giudiziario e soprattutto carcerario degli Stati Uniti. Si parla degli anni ‘90, ma purtroppo ben poco è cambiato da allora.
Consiglio, insomma, a chi apprezza le storie vere e i racconti a sfondo sociale di non perdersi questa perla, prodotta e proposta da Netflix.
C’è un’ombra d’irreale, una dolcezza stanca, immagine fuggente di qualcosa perduta per sempre…
La morte mi fa ridere, Ferdinando Balzarro, Giovane Holden. A Hollywood ti fa bella, nelle pagine di questo romanzo fa ridere la voce che in prima persona pronuncia il titolo: il soggetto è sempre lei, la morte, l’inesorabile falciatrice che di norma, invece, fa paura, tanto che si cerca quasi sempre di fuggirla in ogni modo e maniera, rimanendo invece con inusitata pertinacia aggrappati all’esistenza. Ma quando invece la si ricerca, se non la si teme, se la si desidera, sia a livello conscio che non, è perché la vita sgomenta e atterrisce: del resto, lo scempio che l’uomo fa del pianeta ne è una delle prove più concrete. Il protagonista del romanzo è un avventuriero con un’idiosincrasia conclamata per tutto e tutti, a eccezione dei suoi cani, che lo accompagnano ovunque, anche…
Veramente il direttore di quel giornale mi vuole conoscere?
Elettra, Gian Carlo Fanori, Giovane Holden. Giovane, bellissima, intelligente, colta, raffinata, profonda, brillante, piena di virtù, Elettra, che non a caso ha il nome di un complesso, è finissima è l’indagine psicologica di colui che la immortala sulla pagina, vuole diventare giornalista, è determinata, studiosa, si impegna strenuamente, è quel che si direbbe, prendendo in prestito il titolo di un film di successo e provocatorio ma decisamente tagliato con l’accetta, dato che propone figure maschili esclusivamente abiette, davvero una donna promettente, oltre che consapevole, in primo luogo dei vantaggi, benché rischiosi in termini di autorevolezza percepita, della sua avvenenza sensuale: lascia la provincia, un incarico che non la soddisfa, un fidanzato perfetto cui predilige un amante abbandonato che l’abbandona, si trasferisce a Milano e lì il suo capo sviluppa per lei un’ossessione oscena e morbosa. Che…
Dopo pochi passi travolti dal silenzio gli chiesi se andasse tutto bene…
Magia e polvere, Mattia Guzzi, Giovane Holden. L’infermiera, Impressioni e La principessa dagli occhi di vetro sono le opere, ciascuna con la compiutezza di un romanzo, che, legate da un filo rosso fatto di intensità e raffinatezza, danno vita all’elegante mosaico narrativo di un giovane autore che indaga il tema dell’identità e della fragilità della condizione umana in un tempo di smarrimento e sfiducia con grazia, ironia, profondità. Una rivelazione.
La moanarchia di Borgoferro, Simone Corona, Giovane Holden. Rico e Lele vivono a Ponteferro, immaginaria cittadina industriale vicino a Roma il cui microcosmo è quello tipico di ogni provincia in cui ognuno si conosce e da cui tutti cercano di scappare per poi rendersi conto che forse sarebbe stato meglio rimanere, perché è l’orizzonte del cuore quello che dev’essere ampio: sono giovani, sono amici da sempre, uno ha una famiglia amorosa, l’altro genitori assenti e un fratello che, soffocato da silenzi densi e cupi, si è trasferito in Inghilterra. Hanno sogni, speranze e abitudini, e durante un gelido inverno hanno un’idea assurda, straordinaria, irresistibile: vogliono fondare la propria città ideale. E… Come l’acqua per chi ha sete.
Davvero chi ci conosceva ci osservava benevolo e benedicente?
Se domani ti arrivano dei fiori, Alida Airaghi, Giovane Holden. Nulla suona più alienante della cronaca di una relazione alle orecchie di chi a quella coppia è esterno, nulla è più credibile del racconto di una separazione, della rievocazione dell’inizio della fine, quando due metà di uno stesso uno dialogano e cercano di pacificare le proprie inquietudini col rassicurante ripetersi del dirsi che non si poteva fare altrimenti: prendendo le mosse da un verso di Pagliarani, che dà origine al titolo, l’autrice dà alle stampe una struggente sticomitia sentimentale, il resoconto emozionante, vibrante e intenso di un viaggio chiamato amore. Splendida la copertina.
Mar di Roby, Roberto Taormina, Giovane Holden. A metà tra meditazione esistenziale e racconto di chiara impronta autobiografica, ma del resto ogni opera d’arte, e dunque anche ogni prodotto letterario, è intriso di tracce del suo artefice, che rispecchia il suo mondo pure, se non forse soprattutto, quando ne inventa uno lontano, il romanzo di Taormina racconta con accenti lievi e simbolici nonché al tempo stesso particolari e universali, tanto che chiunque abbia contezza ed esperienza del dolore, dello smarrimento, della perdita e del lutto può riconoscervisi immediatamente, della passione di un ragazzo, delle sue origini umili ma amorose, della sua passione per la conoscenza, il mare, il viaggio, la navigazione, delle aspettative frustrate, della malattia, della lotta per sopravvivere, della ricerca del senso ultimo delle cose, dello strenuo impegno per la rinascita: perché ognuno ha il suo…
Il demone dei miei peccati, Ilarione Loi, Giovane Holden. Achille ha quarant’anni, fa il tatuatore e nel corso di una lunga estate calda giunge per una fiera a Palermo, laddove non conosce nessuno ma grazie alla sua indole non ha difficoltà a farsi nuovi amici e a dare sfogo a quell’innato desiderio proprio degli esseri umani, condividere, comunicare, costruire, gli uni insieme agli altri, una realtà più solida di quella a brandelli che li circonda, un universo nuovo in cui ognuno ritrova nell’altro l’abbraccio dell’accettazione. Intenso, torrenziale, surreale, intrigante.