“I pesci non urlano”

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di Gabriele Ottaviani

Sei come livida petunia…

I pesci non urlano – Poesie sversate, Veronica Manghesi, Giovane Holden. Finalista del trentaduesimo premio letterario Francesco Belluomini di Camaiore. In questo volume l’intensa voce lirica di Veronica Manghesi si manifesta in tutta la sua limpidezza, riflettendo sulla contraddittorietà dell’esistenza e sulla prepotenza della nostra visione del mondo che ci fa interpretare il silenzio come una manifestazione di inutilità, insensibilità, incapacità, debolezza, indifferenza, quando in realtà siamo noi, chiusi nel nostro piccolo universo che non è niente di più che una sterile boccia di vetro, a non saper usare la nostra voce. Da leggere.

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“L’ordito di Rosa”

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di Gabriele Ottaviani

Dopo alcune settimane si trovarono nel deserto…

L’ordito di Rosa, Marisa Piccioli, Giovane Holden. Rosa è giovane, è bella, lavora con passione nella sartoria di famiglia insieme alla nonna e alla mamma: ma i nodi della trama del tessuto dell’esistenza non sono facili a districarsi come i fili di una matassa. Siamo a Ferrara, nel millenovecentotrentotto, a un attimo dalla deflagrazione dell’abominio della guerra e delle leggi razziali, e due giovani, entrambi innamorati di Rosa, Giulio e Stefano, da opposti versanti, attraverso il tempo, cominciano a diventare nella sua quotidianità presenze sempre più sofferte e importanti: un romanzo breve, dolceamaro e appassionante sui tiri mancini della vita e sulla fantastica e perturbante magia dell’inatteso.

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“Il ragno nascosto”

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di Gabriele Ottaviani

Tutto prendeva vita in qualche modo…

Il ragno nascosto, Erika Caser, Giovane Holden. Isabel è una sedicenne che non cerca particolarmente la compagnia dei suoi coetanei, preferisce più che altro rifugiarsi nella bellezza, nell’arte, nella letteratura, e vive in un’augusta magione appena fuori Merano, dove l’atmosfera non è certo quella di una famiglia affiatata, anzi, il tempo sembra scorrere in modo piuttosto neghittoso e abulico: spinta dalla curiosità, un giorno viene in possesso della chiave della soffitta, dove penetra e, come se varcasse la soglia di un’altra dimensione, si imbatte in una strana creatura, che inizia a narrarle una storia sconvolgente… Allegorico, intrigante, efficace.

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“Cuore ingordo”

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di Gabriele Ottaviani

Invece resto silenziosa…

Cuore ingordo, Anna Violi, Giovane Holden. Con una scrittura ampia, accorata e corale, declinata al femminile, Anna Violi racconta la storia di Giannuzza, romana d’adozione ma siciliana di nascita. Ed è proprio nella sua terra natale che la protagonista di questa vicenda ritorna, delusa dopo anni da una storia d’amore che non le sta dando nulla, costretta a guardarsi dentro, a rimettersi in gioco, a crescere, finalmente senza rimpianti, ad affrontare riti, memorie e legami, a confrontarsi con la sua storia, con l’eredità del passato e con una famiglia allargata fondata su fragilissimi equilibri, in cerca del proprio posto del mondo: da leggere.

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“L’oscurità dell’anima”

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di Gabriele Ottaviani

Ora concentriamoci su questo omicidio…

L’oscurità dell’anima, Anna Maria Lella, Giovane Holden. La firma è quella del Diavolo di Porta Romana, figura enigmatica e inquietante che riconduce immediatamente il pensiero a una delle pagine più oscure della storia criminale milanese: un nuovo omicida seriale minaccia la quiete della metropoli, sfuggendo, apparentemente inafferrabile, alla caccia delle forze dell’ordine, costrette a inseguirlo sulla scia sanguinolenta delle tracce che lascia, cadaveri di donne orrendamente abusati e mutilati. Ma non è che l’inizio di una storia che si getta con impeto nelle pieghe più tormentate e nei meandri più torbidi delle mille sfaccettature dell’individuo, creatura razionale, polimorfa, indefinibile e sorprendente: avvincente.

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“Ciancianese Football Club”

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di Gabriele Ottaviani

I ragazzi all’interno dello spogliatoio sono in fibrillazione.

Ciancianese Football Club, Matteo Zolla, Giovane Holden. A trent’anni bisogna rassegnarsi, non si può continuare a vivere come se se ne avessero dieci di meno, e comunque anche in quel caso c’è da dire che si è giovani, naturalmente, ma in ogni modo adulti, e dalle responsabilità, come da sé medesimi, non si può fuggire: niente di particolarmente originale in tutto questo discorso, ma se la moglie, un giorno, non glielo avesse fatto notare probabilmente Leonardo non avrebbe saputo né voluto né potuto farci caso. E invece crescere è un mestiere difficile ma ineluttabile che si impara vivendo, un compito che va espletato il prima possibile, e la consapevolezza di sé e del mondo in cui si vive è il primo, fondamentale passo per evitare di sprecare la propria vita dietro a illusioni, chimere, facili piaceri, tentativi…

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“Finché Coronavirus non ci separi”

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Finché Coronavirus non ci separi

di Gabriele Ottaviani

Solo verso mezzanotte vediamo arrivare l’auto dei carabinieri.

Finché Coronavirus non ci separi, Franco Sorba, Giovane Holden. Il Covid non c’è più, il lockdown è un ricordo, Ivan sta tornando verso casa ma vuole prima passare dalla fidanzata, che abita a un tiro di schioppo ma in una provincia diversa, in un territorio che, lo informano le forze dell’ordine in cui si imbatte, non è però comunque accessibile a chi viene da fuori. I due ragazzi decidono di vedersi lo stesso e pertanto organizzano di passare per il bosco, al riparo da sguardi indiscreti, ma non dal destino, che fa sì che Ivan si imbatta in un cadavere, il corpo di un uomo che lui conosce molto bene, e che d’improvviso scompare, mentre nel frattempo sua madre, in casa, ha un malore, e le sue condizioni paiono far ripiombare l’intera…

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“Gocce di vino su fogli bianchi”

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di Gabriele Ottaviani

La strada sembrava infinita…

Gocce di vino su fogli bianchi, Andrea Calugi, Giovane Holden. Con la finezza esemplare di un esegeta Andrea Calugi indaga la poliedricità multiforme dell’animo umano, in tutte le sue sfumature di colore, sfaccettature, contraddizioni e peculiarità, amalgamando dozzine di storie, che manifestano anche l’ampiezza mirabile della gamma di possibilità che la letteratura consente, attorno al racconto delle mille peripezie di Alessio Pisani, giovane scrittore che non manca di imbattersi pressoché a ogni piè sospinto con personaggi disillusi, sconfitti ma non domi, preda delle proprie passioni e delusioni. Da leggere.

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“Per una pagnotta di segale”

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di Gabriele Ottaviani

Nel campo di Coltano soggiorna un gran numero di prigionieri, disertori e detenuti politici. In una vera gabbia metallica di pochi metri quadrati viene tenuto rinchiuso, perché considerato un pericoloso reazionario e un disertore, il poeta Ezra Pound. Solo la sollevazione di molti intellettuali dell’epoca, tra cui Giorgio Caproni e Pierpaolo Pasolini, porta alla sua liberazione da quella ignobile prigione. Viene affidato a un reparto speciale americano che lo riporta con un volo militare negli Stati Uniti, dove viene rinchiuso in manicomio. Solo dopo molti anni le accuse cadranno e verrà dimesso. Durante la prigionia scrive i Canti pisani, ambiziosi al punto di fare pensare a una moderna Divina Commedia. Forse la curiosità ha spinto Salvatore a visitare Livorno, dove un quarto di secolo prima il padre Giacomo ha partecipato al congresso del Partito Socialista. Di certo l’ha vista, e ha poi attraversato l’Italia, in gran parte…

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“Il sale della terra” di Jeanine Cummins

“La prima volta che sulle strade di Acapulco comparve una testa, l’intera città rimase sconvolta. Era una testa di ventidue anni, con i capelli neri e ricci rasati sotto e lasciati lunghi sopra. All’orecchio destro portava un anellino d’oro. Le palpebre erano gonfie e la lingua sporgeva fuori dalla bocca. L’avevano lasciata su una cabina telefonica davanti a Pizza Hut, a due passi dalla fontana di Diana Cazadora. Infilato all’angolo della bocca, arrotolato come una sigaretta, c’era un biglietto che diceva: ‘Me gusta ablar’. Mi piace parlare.”