Un segno così universale pare fosse già in voga nel Neolitico, quando potrebbe aver simboleggiato i crescenti lunari: ecco in una sola mano le due fasi della dea della fecondità, come a dire: “Io sono la Vita, a prova persino di morte!”. C’è poi chi dice che vada ricercato nella scappatella amorosa di Pasifae, la regina cretese sposa di Minosse che si concesse al toro mandato da Zeus. Ecco che, per ricordare al povero re di Creta la ’fedeltà’ della moglie, gli abitanti dell’isola inforcavano così il cielo non appena lo incontravano… Ma i suoi significati sono molteplici e possono andare al di là dello scongiuro o dell’infamia coniugale. Il gesto degli hippy aggiungerebbe il terzo dito per rimandare al linguaggio dei segni e dichiarare ’amore’; in Texas invece, i tifosi della squadra di football dei Longhorns incitano i propri beniamini con le due dita alzate e gridando: “Hook’em, Horns!” Incornateli, ragazzi!
Sono stato a Las Vegas tantissime volte nella mia vita: nei miei sogni, attraverso i film e i telefilm, i libri e i racconti di chi ne è ’sopravvissuto’, ma niente di tutto questo può essere paragonato alla reale Las Vegas che dal 22 al 24 agosto scorso ho visto di persona, toccandola e vivendola, di notte soprattutto. Innanzitutto diciamo, per chi non lo sapesse, che Las Vegas si trova nello stato del Nevada, negli Stati Uniti d’America, sorge nel deserto del Mojave come un’oasi dove il paesaggio circostante, prima di raggiungerla e dopo averla lasciata, è secco, roccioso e con vegetazione scarsa e dove le temperature raggiungono i 47° C. Il nome Las Vegas deriva da un termine spagnolo che significa “I Prati”; infatti, nella zona, esistevano pozzi d’acqua che alimentavano alcune aree verdi. E questo è tutto quello che vi dirò sulla geografia e la storia della città.
Ora vi dirò cosa troverete a Las Vegas e lo farò servendomi dei 7 vizi capitali (o peccati capitali, come erroneamente spesso vengono chiamati) visto che Las Vegas è soprannominata Sin City (Città del peccato):
Superbia: raggiunta Las Vegas tutte le inibizioni spariscono, nessuno è più ’nessuno’, la città ti fa sentire più grande, più forte, potente, ricco e fortunato. Quando ti siedi al tavolo da gioco o davanti alle slot-machine tutto è possibile e ti trasformi in un ’essere’ superiore alla sfortuna e a tutti i problemi lasciati a casa. In piscina fai salti carpiati, a letto prestazioni da Oscar.
Avarizia: questo vizio ben si sposa con l’avidità, dapprima si è avari con i propri soldi che vogliamo giocare, li mettiamo da parte prima ancora di partire illudendoci che la frase “gioco solo questi 100 $” possa concretizzarsi e risparmiamo persino sul mangiare. Poi diventiamo avidi e più vinciamo più vogliamo vincere. Ho visto donne anziane che si tiravano i capelli alle slot perché una di loro aveva ritirato la ricevuta di vincita dell’altra mentre questa ordinava da bere. Era una vincita da 10,35 $!
Lussuria: durante tutto il giorno c’è una vasta scelta in fatto di spettacoli ’per adulti’, non c’è la prostituzione che è illegale ma tutto il resto che può essere definito vietato ai minori è presente e ben pubblicizzato a ogni angolo di strada. La soddisfazione del piacere è uno dei requisiti di ogni locale, hotel e casinò di Las Vegas. Nessuno deve rimanere deluso. E se ti vuoi sposare lo puoi fare direttamente dal sedile della tua auto, come da McDonald’s, con i testimoni seduti dietro.
Invidia: chi rappresenta maggiormente l’invidia se non il triste turista, che ha giocato giorno e notte ai tavoli e alle slot perdendo continuamente, che osserva sbavando il principiante che per la prima volta prende in mano delle carte da gioco o tira la leva della slot? O il riccone che piazza fiche da 100 $ su ogni numero e se perde alza la posta? Non si è mai abbastanza invidiosi a Las Vegas.
Gola: a Las Vegas non si rimane mai a stomaco vuoto. Alle slot e ai tavoli basta alzare un braccio perché una signorina svestita arrivi a prendere l’ordinazione, dal cocktail (gli alcolici sono disponibili a ogni ora del giorno) all’hamburger, tutto pur di non abbandonare la fortuna. E lungo la Strip, la strada dove si trovano 18 tra i 25 hotel più grandi del mondo, abbondano ristoranti e locali dove puoi bere, mangiare, ascoltare musica, divertirti e naturalmente giocare, il bar ha persino i giochi incassati nel bancone.
Ira: a Las Vegas tutti subiscono torti, tutti vogliono vendicarsi, tutti perdono. Le risse tra croupier e giocatori sono all’ordine del giorno, se ti va bene ti sbattono fuori, se ti va male ti arrestano e ti bandiscono dalla città per sempre. E speriamo ti rimangano i soldi per tornare a casa.
Accidia: nei Casinò o lungo la Strip quello che conta più di tutto e tutti è ’se stessi’. Il cattolico più praticante dimenticherà la fede, l’uomo più operoso si lascerà andare alla noia e all’indifferenza, l’anima è sottomessa al rumore delle slot e della pallina della roulette, tutto diventa faticoso, tutto si tramuta in superfluo. A Las Vegas nessuno farà del bene, perché fare del bene non porta piacere. Se il vicino di tavolo si sta giocando pure le mutande lo lascerai fare, anzi, lo incoraggerai a giocarsi pure le mutande del marito o della moglie perché Las Vegas ti porta via tutto ma lo fa con stile.
A chi permettiamo di invadere il nostro spazio personale? Scopriamo insieme le distanze che ci separano dal prossimo
Zona intima, di 15-46 cm Vi hanno accesso parenti e amici stretti o chi fa avance sessuali. Attenzione all’invasione da parte di persone aggressive. La zona che difendiamo come se fosse nostra. Entro i 15 cm c’è la zona intima ristretta, solo per i contatti fisici più personali.
Zona personale, di 46-122 cm La distanza che teniamo rispetto agli altri alle feste, in ufficio, agli aperitivi, agli incontri con gli amici.
Zona sociale, di 122-360 cm La distanza a cui teniamo gli estranei, dal muratore all’elettricista, dal postino alla commessa del negozio di abbigliamento e comunque da tutte le persone che conosciamo ma non così bene.
Zona pubblica, da 360 cm in poi Quando siamo in mezzo a un folto gruppo di persone questa è la distanza che teniamo, quindi in presenza di completi estranei.
A quante persone permettete di entrare nella vostra zona intima? Non siate maliziosi, il Kâma Sûtra non c’entra niente. Anche l’uomo, come gli animali, difende il proprio territorio e i propri spazi personali e ne ha di diversi tipi. Ciascun individuo ha un territorio che lo circonda di sua proprietà e comprende la zona attorno ai suoi beni più o meno preziosi, per esempio la casa, la camera da letto, l’auto, la donna/l’uomo che ama. L’antropologo americano Hall è stato uno dei primi a studiare la prossemica, una nuova disciplina fondata da lui stesso negli anni Sessanta, e ha classificato quattro zone spaziali, di cui un individuo è consapevole sin dai dodici anni di età. Tenete conto che le distanze indicate si riducono tra due donne e aumentano tra due uomini, questo a dire che i maschietti non amano troppo le persone appiccicose, e cambiano da paese a paese.
In mezzo a cotechini e cotillon scopriamo chi tradisce il marito, chi ha preso un brutto voto e chi ha perso il lavoro…
di Marco Palagi
È tempo di feste! Tra Natale, Capodanno ed Epifania ci ritroveremo spesso con le gambe sotto un tavolino a consumare pranzi natalizi e cene dalle molteplici portate. Ma questa è la parte piacevole dello stare insieme in famiglia. La parte più spiacevole potrebbe verificarsi se, facendo attenzione a espressioni e movimenti, ci accorgessimo che nostro cognato tradisce la sorella che vediamo due volte l’anno oppure se dovessimo sforzarci di tenere all’oscuro gli altri commensali che abbiamo perso il lavoro e siamo in un mare di guai. Volti e movimenti non esprimono parole ad alta voce, ma possono darci segnali di qualcosa che non va. Questi segnali, mentre state tutti consumando un pasto in famiglia, potete trovarli quando…
I Modà sono una delle band più apprezzate oggi dal pubblico italiano, in una fase di successo crescente che tuttavia ha vissuto un percorso di emersione non privo di difficoltà. Dopo il notevole successo estivo del singolo Sono già solo – 40 settimane al vertice delle classifiche e disco di platino – è stato presentato ai primi di ottobre il brano La notte, già al primo posto tra i brani più ascoltati nelle radio. Questi due pezzi sono l’antipasto del loro quarto album di inediti di prossima uscita nel 2011, sotto etichetta Ultrasuoni. La band nata è composta da quattro musicisti provenienti da differenti esperienze musicali ma con la stessa passione per il pop-rock, un sogno comune e la ferma convinzione di poterlo raggiungere: Francesco “Kekko” Silvestre (voce e autore dei testi), Enrico Zapparoli (chitarra acustica), Diego Arrigoni (chitarra elettrica), Stefano Forcella (basso) e Claudio Dirani (batteria).
Creature del buio. Crudeli, assetate di sangue, immortali perché non sono mai morte veramente, né mai moriranno a meno che, dice la leggenda, non vengano colpite da un proiettile d’argento o al cuore da un paletto appuntito. Di giorno dormono al buio, preferibilmente in bare accuratamente nascoste. Di notte vagano alla ricerca di nutrimento, il sangue rubato a uomini, fanciulle indifese e bambini. Dracula, il vampiro per eccellenza, una leggenda, raccontata dallo scrittore irlandese Bram Stoker che dura tutt’oggi. Tutte invenzioni? Chissà… Dietro la leggenda la storia di Vlad Tepes, personaggio storicamente esistito, principe e condottiero. Ma come ha fatto a trasformarsi in creatura della notte assetata di sangue? Alla fine del XV secolo, nel monastero Kirillo-Bieloserskij, venne ritrovato un manoscritto redatto da un monaco russo che si firmava Efrosin. L’opera contiene aneddoti che vedono come protagonista Vlad III. In uno di questi si racconta come il Principe della Valacchia provasse soddisfazione nel pranzare sotto i cadaveri dei suoi nemici che, impalati in gran numero, circondavano il suo tavolo. Con il termine ’vampiro’ si identifica lo spirito di una persona defunta, una creatura-simbolo delle forze del male che si agitano in una specie di altra vita quando ’la luce del Sole è morta’. Secondo la versione più accreditata il termine vampiro deriva da un manoscritto russo del 1047 in cui compariva la parola Upir Lichyj che è stato tradotto in: ’vampiro malvagio’. Da qui venne coniato il termine che identificava una creatura spietata che si nutriva del sangue o dell’anima delle sue vittime. L’origine del vampiro è antichissima, si perde nella notte dei tempi. Il più antico testo su questa creatura si legge in una tavoletta babilonese conservata al British Museum: una formula magica che serve a proteggere dai Demoni Notturni succhiatori di sangue, gli Etimmé. Ma è tra il Seicento e il Settecento che, narra la leggenda, nei Balcani inizia una sorta di epidemia vampiresca: gente dei villaggi che morde i propri simili, ha un comportamento sempre aggressivo, vaga nella notte perché soffre di insonnia; è ipersensibile agli odori, per esempio a quello dell’aglio… Secondo la scienza questi racconti sono da mettere in relazione con alcune cronache del tempo che parlano di un’epidemia di rabbia che aveva colpito cani, lupi e altri animali selvatici. La medicina ha dunque trovato una spiegazione? I primi vampiri sarebbero stati azzannati da un animale selvatico per esempio un lupo o un pipistrello, guarda caso da sempre identificati con Dracula? Si racconta di corpi riesumati e trovati perfettamente conservati con il sangue e la schiuma alla bocca. Uno dei motivi naturali che spiegano la conservazione dei corpi potrebbe semplicemente essere la bassa temperatura del luogo in cui sono conservati i cadaveri, mentre la schiuma e il sangue alla bocca diventano più comprensibili se si pensa al decorso della rabbia. Malattia virale trasmessa dagli animali che colpisce il sistema limbico, la zona del nostro cervello che gioca un ruolo fondamentale nel controllo delle emozioni e del comportamento. Un’altra interessante teoria sostiene che il vampiro soffre di porfiria, malattia che colpisce i globuli rossi che gli darebbe il caratteristico colorito pallidissimo. Inoltre i soggetti affetti sono impossibilitati a esposizioni solari. Le leggende si possono uccidere con le spiegazioni scientifiche?
Per le gelide serate invernali una ’calda scelta’ di bevande corroboranti e confortanti da gustare con gli amici davanti a un caminetto acceso o da soli con un buon libro in mano.
Cioccolata speziata
Difficoltà 1/5 475 calorie cad.
Preparazione In una casseruola setacciate il cacao. Unitevi lo zucchero, la maizena, i chiodi di garofano, un pizzico di noce moscata grattugiata e un pezzetto di cannella. Diluite con il latte e la metà della panna e portate a ebollizione, mescolando, su fiamma dolce. Montate la panna rimanente. Versate la cioccolata in quattro tazze, eliminando la cannella e i chiodi di garofano. Decorate con la panna montata e la cannella.
Fisico atletico, un metro e ottanta per circa settantotto chili, capelli neri e magnetici occhi grigi, Diabolik è un ladro spietato, un personaggio amorale, che va al di là del bene e del male, che agisce per la sfida e per il brivido, e che combatte la sua battaglia contro tutto e contro tutti. Unico sopravvissuto di un naufragio, giunge in fasce su un’isola fuori delle normali rotte e viene allevato dagli uomini del malvivente King. Da loro apprende le più svariate tecniche criminali. è in questo stesso periodo che mette a punto la formula delle famigerate maschere che gli permettono di assumere l’identità di chiunque. Diventato adulto, uccide King e fugge dall’isola con il tesoro della banda, adottando il nome di una feroce pantera nera a cui King lo aveva paragonato.
A Natale è il momento di stare insieme, di riunirsi intorno a una tavola per celebrare i fasti, anche gastronomici, delle feste. Di trarre il meglio dalla nostra fantasia e dalla nostra capacità per creare quell’atmosfera così speciale. E il tempo in più dei giorni di vacanza ci permette ancora una volta di preparare i piatti della tradizione, quelli più elaborati, e gli addobbi più belli. Ma al di là dell’albero, dei melograni che portano abbondanza, delle candele rosse, delle stoviglie preziose e del vischio, non dimentichiamo qualche piccola sorpresa: in tavola e nelle decorazioni. Così il momento magico, quello dell’apertura dei regali sarà ancora più magico. Per le decorazioni si possono mettere insieme frutta e fiori di stagione: mele rosso-verdi e vischio, bacche rose e candide rose di Natale, grappoli d’uva bianca e tulipani rossi, rametti di pino e melograni, ciclamini bianchi e mandarini… Distribuite qua e là rami di pino oppure, se li trovate, di profumatissimi calicanthus. I bicchieri sceglieteli decorati: bordati d’oro, incisi, con stelo importante…
Tutto nasce cento secoli fa, quasi fosse una favola, quando gli uomini smisero di fare la vita nomade e si trasformarono in agricoltori. Coltivare la terra significò disporre di più cibo del necessario. Accadeva allora che all’inizio dell’inverno, cioè verso la fine di dicembre, il lavoro nei campi doveva essere interrotto. Divenne, così, tradizione organizzare una grande festa, tra canti e balli, dove ciascuno offriva cibo e bevande che aveva messo da parte. Gli antichi Persiani celebravano Mitra, il dio della luce; i Germani Odino, che galoppava su un cavallo a otto zampe; i Romani festeggiavano i Saturnalia, periodo in cui non far regali portava male e gli schiavi prendevano il posto dei padroni.